Abracadabra: Grillo è pronto per il vaffanculo finale

Una fine tristissima, gli amici, che poi amici non sono, lo abbandoneranno. gli unici amici veri che ebbe in passato, li buttò giù da burrone con tutta la jeep.

Anzi lo metteranno nella merda, i famosissimi: non amici di Wall Street!! 😀

Al sistema finanziario, non servirà più, la rapina è quasi finita, inoltre ha quasi 70 anni, il vecchio spara cazzate che si sta rincoglionendo sempre di più, da quando Il badante se ne è andato, è un susseguirsi di eventi imbarazzanti 😀

Dal 2 giugno 1992, quando si prostituì ai banchieri internazionali, e non era un ragazzino incapace di intendere, sapeva benissimo quello che faceva e quanto avrebbe intascato, sono trascorsi 25 anni, un periodo lunghissimo, ottimo lavoro, dal punto di vista dei non amici, sbarcato dal Britannia con il foglietto dei compiti in tasca, la prima persona che vide sulla banchina del porto di Civitavecchia fu quel  bugiardo tesserato al PSI Enrico Mentana.

Beppe Grillo, in ogni apparizione televisiva e pubblica, non perdeva l’occasione per diffamare, infangare i socialisti e Craxi, collaborava a creare quel clima d’odio per distruggere la parte politica che si opponeva alle privatizzazioni, vi ricordate come inveiva contro chi disse NO alle speculazioni, mentre George Soros con la collaborazione di Carlo Azelio Ciampi si fregava 30.000 miliardi di lire dalle riserve italiane custodite in Banca d’Italia, facendo uscire per 18 mesi il paese dallo SME, subimmo il 30% di svalutazione, fu l’inizio dell’agonia economica delle 1936,27 lire per 1 Euro.

Mai una parola contro i non amici delle banche d’affari americane, che per renderlo credibile all’opinione pubblica, gli passavano sottobanco le notizie prima che accadessero, al magistrato curioso disse che leggeva le carte, ma di quali carte parlava? Il magistrato non ne ha voluto saperne, erano i pizzini che arrivavano da Wall Street e giù ad arricchirsi in aggiotaggio.

Grillo, dove andrai in esilio, in Kenya o in Costa Rica?

I banchieri non possono più fidarsi di te, sei avido, corrotto, irresponsabile, taccagno e stronzo, pronto a tradire come hai tradito gli italiani, come tale sarai trattato dagli stessi che ti hanno usato. E come per Craxi, ti riserveranno il trattamento speciale: inventeranno che ti sei intascato milioni di euro su un conto bancario alle Cayman Islands.

Grillo, vaffanculo!


Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280

Coloro che avrebbero potuto scagionare Bettino Craxi si suicidarono tutti

Strano ma vero, durante il processo MANI PULITE coloro che avrebbero potuto scagionare Bettino Craxi si suicidarono tutti:

I SUICIDI

Questa è la storia di una rivoluzione, come abbiamo detto, e tutte le rivoluzioni hanno le loro vittime. Anche questa ne ha, e sono tante: 11 nel 1992, 10 nel 1993, e altre 10 nel 1994. Sono tutti suicidi?

Nando Dalla Chiesa, fondatore di SOCIETA’ CIVILE: “Ci furono decine di suicidi durante il biennio di Tangentopoli. Io feci anche uno studio in Parlamento. Credo che sia l’unico studio scientifico disponibile su quella vicenda. Il risultato è che i suicidi furono prodotti non tanto dalla detenzione in carcere, perché quasi tutti si uccisero fuori dal carcere, e molti anche dopo essere stati prosciolti. Era il clima dell’opinione pubblica che era insopportabile per chi avesse avuto comunque il marchio dell’indagine giudiziaria. Quindi, questo più che rinviare all’azione di magistrati, rinvia secondo me all’incapacità che in quel momento ebbero i giornali e l’opinione pubblica di mantenere un senso delle proporzioni.”
Il primo si chiama Franco Franchi ed è il coordinatore di una USL di Milano. Non è ancora entrato nelle indagini, ma teme che questo accada e così, il 23 maggio si uccide con il monossido di carbonio della sua auto. Il secondo si chiama Renato Morese, è segretario del Partito Socialista di Lodi. Si uccide un mese dopo, sparandosi con un fucile alla testa. Poi si uccide Giuseppe Rosato, della Provincia di Novara, Mario Luciano Vignola, della Provincia di Savona, e l’imprenditore di Como Mario Comaschi.
Poi, il 2 settembre del 1992 si uccide Sergio Moroni.

On. Chiara Moroni: “Io credo che la sua decisione sia stata proprio legata al senso che dava al suo fare politica, che coincideva con la vita stessa. Quindi al senso civico e la grande passione, e il grande impegno che ci ha messo negli anni . E quindi, vedere tutta la sua vita politica, tutto il suo impegno degradato in titoli di giornali che lo accomunavano nella definizione di ladro è stato il crollo del suo equilibrio psicologico”.
L’onorevole Sergio Moroni è un deputato del PSI alla Camera ed è tesoriere del partito in Lombardia. Il pool di Mani Pulite gli notifica tre avvisi di garanzia per una serie di tangenti sulla gestione ambientale e si appresta a richiedere alla Camera l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti. Prima che questo accada, l’onorevole Moroni scrive una lettera all’allora Presidente della Camera Giorgio Napolitano. Nella sua lettera parla di processo sommario e violento, di decimazioni. Parla dell’ipocrisia e dello sciacallaggio di chi si erge a censore e che invece prima faceva parte del sistema. Parla dei diritti delle famiglie e dei singoli e rifiuta la qualifica di ladro impostagli dalla stampa e aver mai personalmente approfittato di una lira.

Chiara Moroni: “ricordo metodi da Inquisizione spagnola, ricordo le carcerazioni preventive, utilizzate come strumento coercitivo per le confessioni, confessioni delazioni chiaramente ottenute sotto pressione della carcerazione preventiva. Insomma, ricordo tutta una serie di modi operanti di quelle indagini che hanno leso profondamente il principio della cultura garantista di questo Paese, al di là degli obiettivi che erano evidentemente giusti. C’è stata una colpevolizzazione e una accusa, una preventiva sentenza di condanna di tutta la classe politica nel suo complesso, senza nessuna distinzione”.
La lettera dell’onorevole Moroni al Presidente Napolitano si chiude con una frase inquietante: “ma quando la parola è flebile non resta che il gesto”. Il 2 settembre 1992 Sergio Moroni scende nella cantina di casa sua a Brescia, e si uccide sparandosi un colpo di fucile alla testa.

Piercamillo Davigo: “la morte di un uomo è sempre un avvenimento drammatico. Però credo che vada tenuto fermo il principio che le conseguenze dei delitti ricadono su coloro che li commettono non su coloro che li scoprono. Non è neanche pensabile che uno possa sentirsi responsabile delle conseguenze di delitti che altri hanno commesso. Il mestiere del magistrato è scoprirli e reprimerli”.
Chiara Moroni: “Non ho nessun tipo di rancore o di rivendicazione, o un senso di rivincita nei confronti dei magistrati che hanno fatto quell’inchiesta, niente di questa cosa mi restituirà mio padre. Niente di queste cose restituirà al Paese anche una lesione grave dei diritti di libertà che ha vissuto in quel momento”.
Tra i tanti che si uccidono c’è anche Gabriele Cagliari. Gabriele Cagliari è il Presidente dell’ENI ed è uno dei più importanti manager di Stato. Nel 1993 viene indagato dai magistrati del pool di Mani Pulite per una tangente di 4 miliardi che sarebbe stata versata da una società dell’ENI e per i fondi neri costituiti dall’ENI e gestiti dal finanziere PierFrancesco Bacini Battaglia, che verrà condannato per questo a 6 anni. L’8 marzo Gabriele Cagliari viene arrestato e finisce a San Vittore. Mentre è in carcere Gabriele Cagliari riceve un altro provvedimento di custodia emesso da un altro magistrato: il sostituto procuratore di Milano Fabio De Pasquale, che sta indagando su una tangente di 17 miliardi versata dalla società di assicurazioni SAI di Salvatore Ligresti, che per questo verrà condannato a 2 anni e 4 mesi, per ottenere l’esclusiva dei contratti di assicurazione dei tanti dipendenti dell’ENI. Gabriele Cagliari, in carcere, si dichiara estraneo alle tangenti. I provvedimenti di arresto emessi dal pool di magistrati di Mani Pulite vengono ritirati. Resta solo il provvedimento di custodia emesso dal sostituto procuratore De Pasquale, che interroga Gabriele Cagliari, che ammette di sapere della faccenda della SAI ma dice di essere completamente all’oscuro della storia della tangente. “Basta per essere mandato a casa?”, chiede l’avvocato di Gabriele Cagliari. Sembrerebbe di si, ma poi il sostituto procuratore De Pasquale da parere negativo, perché non è ancora convinto. La decisione passa al giudice per le indagini preliminari Maurizio Grico, che ha 5 giorni di tempo per decidere. E’ il 17 luglio, e la decisione dovrebbe arrivare entro il 22 luglio. Ma, il 20 luglio Gabriele Cagliari è già morto.
Gabriele Cagliari viene trovato nelle docce di San Vittore, con un sacchetto di plastica infilato sulla testa, e sigillato intorno al collo con una corda. Era in carcere da 4 mesi, e già dal 3 luglio aveva scritto lettere agli avvocati e familiari che esprimevano la sua esasperazione. Nell’ultima scrive: “sto per darvi un nuovo grandissimo dolore, ho riflettuto intensamente e ho deciso che non posso sopportare più a lungo questa vergogna”.
Nella lettera Gabriele Cagliari parla di gogna e rancore dell’opinione pubblica e di mano pesante, squilibrata e ingiusta dei giudici. La lettera è molto dura nei confronti dei magistrati, che userebbero il carcere come uno strumento di lavoro e si conclude con: “Non ho alternative”.
Il suicidio di Gabriele Cagliari, la sua lettera e le circostanze in cui è avvenuto scatenano enormi polemiche contro i magistrati e il modo di condurre le indagini, soprattutto sulla carcerazione preventiva. Parte della stampa e parte della politica attaccano i magistrati. Il Ministro della Giustizia Giovanni Conso invia un’ispezione alla Procura di Milano. Le polemiche continuano, anche perché soltanto tre giorni dopo il suicidio di Gabriele Cagliari, si uccide un altro indagato eccellente di MANI PULITE: Raul Gardini. Lo chiamano il contadino, perché è di origine romagnola ed è a capo dell’impero agro-alimentare dei Ferruzzi di Ravenna. Lo chiamano anche il corsaro, perché gli piacciono le barche a vela ed è bravo a navigare anche in borsa, dove rischia e vince.

Giuseppe Turani, giornalista e scrittore: “Raul Gardini era un personaggio molto bizzarro. Era molto simpatico umanamente, aveva una tempra di giocatore fortissimo. Personaggio assolutamente straordinario, di grande coraggio, grande giocatore. Qualcuno ha detto che è stato probabilmente l’ultimo personaggio rinascimentale d’Italia. Lui era il tipo che aveva queste grandi visioni, questi grandi disegni, magari poi irraggiungibili, che non si potevano fare. Però, era uno che pensava in grande”.
Raul Gardini viene indagato per una tangente di 150 miliardi pagata ai partiti per uscire da un affare che non funziona, l’affare ENIMONT. Uno dei dirigenti della MONTEDISON di Raul Gardini, Giuseppe Garofano, è stato arrestato in Svizzera e adesso è nelle mani dei magistrati del pool di MANI PULITE, e forse sta parlando di tutti quei soldi versati ai partiti. Così, probabilmente Gardini pensa che le prossime manette saranno per lui.
Il 23 luglio avrebbe dovuto essere interrogato dai magistrati del pool di Mani Pulite. Gli aveva scritto anche una lettera una settimana prima, il 16 luglio. 39 righe in cui si dichiarava disposto a portare a loro conoscenza “la mia più ampia e illimitata disponibilità a ragguagliare le signorie vostre illustrissime su tutti i fatti che saranno per loro ritenuti d’interesse”.
Quella mattina stessa, il 23 luglio, sono le 08:30: l’avvocato di Gardini lo chiama al telefono. La sera prima l’ha sentito preoccupato di essere arrestato, e poi sono uscite le anticipazioni dell’interrogatorio di Garofalo che accusa Raul Gardini. Il telefono suona a vuoto nella camera e così il maggiordomo va a vedere, e trova Raul Gardini riverso sul letto, in un lago di sangue, ucciso con un colpo di pistola Walter PPK alla testa.
L’inchiesta ha stabilito che si tratta di suicidio, anche se alcuni hanno rilevato qualche elemento di dubbio. La pistola, per esempio, che viene ritrovata sul ripiano di un mobile, lontano dal corpo di Gardini. Poi nessuno che abbia sentito il colpo di pistola nel palazzo a quell’ora, e non ci sono tracce di polvere da sparo sul cuscino, vicino al corpo di Raul Gardini. Tutto questo però potrebbe essere spiegato con una complessa ma plausibile dinamica suicidaria, come hanno ritenuto gli inquirenti, che hanno archiviato la morte di Raul Gardini come un suicidio.

Giuseppe Turani: “Io penso che lui alla fine si sia effettivamente suicidato. Era personaggio da farlo, perché aveva capito che non c’erano più partite per lui al mondo. I giochi erano finiti, non c’era più niente da fare. Ma, non gli andava di essere coinvolto in beghe di processi, tangenti, interrogatori, deposizioni, forse prigione. Non era un uomo da fare queste cose qui”.
E’ per questo che si è ucciso Raul Gardini? Perché aveva paura di essere arrestato e di finire nella gogna mediatica e giudiziaria di MANI PULITE? O perché gli ultimi affari, soprattutto le tangenti stavano mandando in rovina il suo gruppo? Oppure, perché la mafia, attraverso intermediari, era entrata in società con un’azienda del suo gruppo, e aveva portato l’ombra di Cosa Nostra nella grande economia?
C’è un altro strano suicidio nella storia di MANI PULITE, è quello di Sergio Castellari. Sergio Castellari è l’ex direttore generale del Ministero delle Partecipazioni Statali, un Ministero molto importante, che allora gestiva i rapporti tra lo Stato e le imprese pubbliche. Anche lui viene coinvolto da una delle indagini che riguardano la maxi-tangente pagata per l’affare Enimont, e anche lui ha paura di essere arrestato. La mattina del 25 febbraio 1993 il corpo di Sergio Castellari viene trovato su una collina di Sacrofaro, vicino a Roma, con accanto una bottiglia di whisky mezza vuota e un revolver Calibro 38 quasi infilato nella cintura dei pantaloni. Un proiettile di quella pistola lo ha ucciso colpendolo alla testa.

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280

Erano gli anni 90

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Il mondiale di calcio lo vinse la Germania Ovest, le fosse comuni in Serbia le vide solo la Comissaria europea Emma Bonino che corse all’Aia a chiedere un bombardamento Nato sulla Croazia e “viceserva”, Massimo Dalema casualmente al governo concesse le basi militari italiane per sferrare gli attacchi al Kossovo, poi la Nato portò 3000 mujaedin a dalemabombardiereSrebrenica e rimase a guardare il massacro di una città, mentre la Bonino seduta sul divano di Soros rideva e scherzava promettendo altri ottimi lavoretti, cazzo, erano gli anni 90, in Italia c’era Di Pietro che mozzava le teste a Milano con Brosio felice su Rete4 faceva la cronaca da via Freguglia, mentre l’andrangheta con tonellate di cocaina colombiana inquinava la falda acquifera, l’ortotteo di Genova il più grande sparacazzate del momento, da Telepiù, alzando l’odience a pagamento e ogni tanto dalla TV Svizzera Italiana, per ottimi cachet faceva spettacolini infami, ubbidiva agli amici del Britannia, con la campagna diffamatoria contro i socialisti italiani, gli unici che si opponevano alla svendita dei gioielli d’Italia.

E giù bombe un po’ d’appertutto, attentati vari in Italia, attacco alla Lira 30mila miliardi regalati a Soros, bravo Ciampi, crociera del Britannia, svenduto tutto, contratti a termine per tutti, i comunisti senza fondi sovietici, diventano democratici e Berlusconi inizia a colonizzare l’ex Unione Sovietica con le ballerine e i nani, gli italiani pagano il pizzo dell 1 x 1000 a Giuliano Amato, il segreto bancario per effetto di legge del governo Dini va a farsi fottere, Craxi capisce che il paese è in mano alla criminalità molto organizzata dai furbi di Telaviv e taglia la corda, e bene ha fatto, in campo scende il figaiolo di Arcore e vince il suo primo Governo, inizia la seconda Repubblica tutti in conflitto d’interesse, come se prima non ci fosse, inflazione del 30% esplosione del debito pubblico, una colonia con un popolo di pirla non poteva che essere così, un paese di merda.

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280

 

C’è un ordine “fate silenzio sul 1992”

Su i fatti del 1992 è calato il silenzio, le bombe che uccisero Falcone e Borsellino hanno consentito oltre che a eliminare due importantissimi esponenti della magistratura a porre una spessa cappa blindata su alcuni fatti sconcertanti e gravissimi accaduti in quel tristissimo anno.

Dalla crociera del Britannia alle stragi, dalle responsabilità mai chiarite del disastro doloso del Moby Prince, l’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, coraggiosi giornalisti che avevano consacrato la loro esistenza alla ricerca della verità, ho chiesto per posta FB a Enrico Mentana circa 3 mesi fa, di spiegarci alcuni fatti come la presenza di personaggi ambigui sul panfilo Britannia il 2 giugno 1992, non mi ha ancora risposto!

Inoltre in quell’anno fu stabilita la parità della lira all’euro, firmato il trattato di Maastricht, subimmo l’attacco speculativo di Soros sulla lira che perse il 30% uscimmo dallo SME per 18 mesi, e fu solo grazie a Craxi se riuscimmo a salvare le capre con i cavoli nonostante Ciampi allora governatore di Bankitalia bruciò 30.000 miliardi di lire nel finto tentativo di contrastare l’attacco, favorendo ovviamente e mettendoli di fatto nelle tasche di Soros. infatti il sistema bancario castigò di brutto Craxi, inventandosi un solerte pubblico ministero analfabeta, con prove false di conti esteri da 2000 miliardi di Lire, fintamente sequestrati e mai incassati dallo stato.

L’ordine è dimenticare tutto il 1992, tranne le fragorose bombe della presunta mafia siciliana e non di Wall Street, ma c’è chi non dimentica nulla, io sono tra quelli.

Cittadino Sovrano Giovanni Sandi

PS:

In uno Stato democratico non esiste il segreto di Stato.

Quando lo stato di diritto si tramuta in diritto di Stato non si possono avere che silenzi assordanti o risposte terroristiche di Stato

psss: Dov’era Beppe Grillo il 2 giugno 1992?

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280