Ribellarsi è giusto

La stragrande maggioranza dei lavoratori italiani arranca, tira la cinghia ed è costretta a subire la legge del mercato che impone salari miserevoli e pensioni da fame. Intanto, la classe politica ma anche la casta dei giudici, imprenditori schiavisti, personaggi del mondo dello spettacolo ed altre categorie di privilegiati vive nell’agiatezza e non rinuncia a viaggi di piacere dell’anima, dello spirito e… del corpo. È ingiusto che un semplice cittadino non possa godere degli stessi vizi dei potenti, che so una serata con un trans con un prostituto o una prostituta, pagando 5 mila euro come nel caso Marrazzo, ora tinto dal giallo della morte del transessuale Brenda. Naturalmente tutto condito con una sniffata di coca. È giusto ribellarsi.
È giusto ribellarsi allo sfruttamento e alle imposizioni di un mercato che fa della migrazione dei popoli un affare. È giusto ribellarsi al mercato delle braccia nere, gialle e bianche. È giusto ribellarsi a stipendi miserevoli e vergognosi che non solo non consentono di programmare il proprio futuro ma nemmeno permettono di pensare ad un alloggio decente e il rischio è di finire come gli extracomunitari in cerca di un posto letto. È giusto ribellarsi. È giusto ribellarsi al precariato che offende la dignità e le coscienze. È giusto ribellarsi a ogni forma di ricatto nel lavoro come in tutti gli altri settori. È giusto ribellarsi alla falsa moralizzazione che ha portato la magistratura ad essere idolatrata e servita. E’ giusto ribellarsi alle morti bianche. È giusto ribellarsi alla condanna a 4 anni per il furto di uno zainetto negando perfino i domiciliari e per questo nel penitenziario di Palmi un detenuto si è suicidato. È giusto ribellarsi alle botte in una cella di un tribunale, come nel caso Cucchi, morto per un pugno di hashish. Questo perché si è cittadini comuni.
Al contrario di Montecitorio e Palazzo Madama dove è pieno di tossicodipendenti… intoccabili. È giusto ribellarsi alla morte del giovane Federico Aldrovandi ucciso, senza alcuna giustificazione, da 4 agenti di polizia. È giusto ribellarsi all’omicidio di Gabriele Sandri colpito da un poliziotto in vena di rambismo. È giusto ribellarsi ai Cie, carceri a cielo aperto per gli immigrati, nati durante il primo governo Prodi su idea dell’allora ministro dell’Interno Napolitano. È giusto ribellarsi al pizzo come alle banche usuraie. È giusto ribellarsi allo sfratto di persone anziane impossibilitate a pagarsi l’affitto. È giusto ribellarsi al caro affitti e allo sfruttamento dei posti letto per gli immigrati. È giusto ribellarsi ai governi, indifferentemente dal colore politico, che privatizzano beni primari come l’acqua e… il lavoro. È giusto ribellarsi alle guerre democratiche imposte dagli angloamericani che hanno fatto centinaia di migliaia di vittime e di invalidi.
Ma in questo Paese, in cui la legge e i diritti non sono uguali per tutti, ribellarsi è un reato.

Scritto da Michele Mendolicchio

Tempi strabici

Qualcosa non va.
L’occhio dell’informazione si ferma sempre e solo agli aspetti superficiali dei fatti. I “consumatori acritici” di notizie credono così di saper molto di quel che accade nel mondo, ma non sanno nulla.
Ogni avvenimento è preso singolarmente e collegare le politiche regionali a quelle planetarie è un esercizio difficile, spesso tacciato di “complottismo” dagli stessi addetti i lavori.
E così succede che alla Fao si discute di fame nel mondo mentre i commenti sull’evento tacciono o mettono in sordina la latitanza dei cosiddetti Grandi che hanno preferito non partecipare, non intervenire.
Il risultato scontato è il vuoto sugli accorati messaggi, sulle richieste d’aiuto dei Paesi più poveri, loro sì intervenuti perché duramente colpiti dalla tragedia.
E i rari e vaghi accenni all’emergenza, vengono relegati a cornice dell’evento-spettacolo: l’intervento della moglie del “demonio”, la signora Ahmadinejad. Con migliaia di chilometri di parole, radiotelevisive, di rete e di stampa sulla forma della sua presenza a Roma e nulla, lo zero assoluto, sui contenuti del suo appello e della sua denuncia contro il mercantilismo e la corsa al riarmo, responsabili della disastrosa crisi alimentare globale.
Intanto Sua Maestà Barack Obama è tutto preso dal suo viaggio in Asia. Le tv e i video diffondono i ritratti del fotogenico presidente sulla Grande Muraglia. Con aria pensosa, il premio Nobel, da lì, filosofeggia: la muraglia…
“dà una buona prospettiva su molte cose di tutti i giorni… ci ricorda quanto siano piccole rispetto alla storia e quanto breve sia il nostro tempo sulla terra”.
Sempre e solo forma. Nulla sulle ragioni vere del pellegrinaggio asiatico del presidente degli States. Nulla sul fatto che l’enorme debito pubblico statunitense, sfondato il tetto dei 12mila miliardi di dollari, mette la testa di Obama in una ghigliottina che Pechino, se volesse, potrebbe azionare in un nanosecondo. La Cina è il principale creditore del Tesoro Usa, posizione che permette al gigante asiatico di non subire le ramanzine sui diritti umani che Washington riserva ai governi di mezzo mondo. Una Cina peraltro anch’essa suddita degli Usa per l’effetto boomerang che un falò dei suoi dollari di carta provocherebbe all’economia di Pechino.
Comunque Obama, le guerre “democratiche” le riserva all’Afghanistan e all’Iraq, le minacce all’Iran, alla Nordcorea, al Venezuela.
Chissà, forse nelle “molte cose di tutti i giorni” il presidente Usa annovera la crisi economica internazionale, la fame, la povertà, la predazione di risorse e le guerre che la fiancheggiano. E forse anche quel sistema capitalista che, se viene condannato dalla signora Ahmadinejad, evidentemente è cosa buona e giusta: l’Iran, si sa, incarna il “male assoluto”…
Stendiamo un velo pietoso sul nostro Paese. Le notizie sulle contiguità fra politica e criminalità organizzata, le diatribe in seno alla maggioranza e quelle interne all’opposizione, scivolavano via come acqua fresca. I riflettori si accendono soltanto sulle pruriginose abitudini sessuali dei politici di ogni schieramento.
E si tace sulla gravissima questione della privatizzazione dell’acqua, sulla disoccupazione e sulla precarietà in aumento vertiginoso. Sono “notizie” minori, che non meritano spazio.
Il “bene” trionfa anche così…
Tempi strabici e “bene assoluto”.
Scritto da Alessia Lai

Autista portavalori scompare col furgone

Nota Facebook di Giovanni Sandi – 10 novembre 2009 alle ore 21:44

Sono stati ritrovati oggi nove degli 11,6 milioni di euro che erano stati rubati giovedì scorso, a Lione, a bordo di un furgone portavalori. Lo hanno riferito fonti giudiziarie.

Non c’è ancora nessuna traccia invece dell’autista del blindato, Toni Musulin, principale sospettato del furto, che si è volatilizzato con il bottino che trasportava. L’uomo, 39 anni, celibe e senza figli, da dieci anni dipendente della Loomis, ditta svedese di trasporto di fondi, è attualmente ricercato nei paesi membri della zona Schengen e nell’Europa dell’est. E’ proprio verso l’est che gli inquirenti ipotizzano che l’autista-malfattore stia fuggendo, date le sue origini serbe. Su richiesta della Francia, Interpol ha emesso oggi un bollettino di ricerca internazionale. Musulin, ha indicato la procura di Lione, conduceva una “vita solitaria”. La sua ex compagna, contattata dal giornale Liberation, ha parlato di lui come di una persona “molto intelligente, per niente spendacciona, anzi piuttosto attenta a risparmiare”. Eppure, lo scorso aprile, Musulin aveva comprato una Ferrari F430, che gli era stata rubata solo un mese dopo. Su internet Toni Musulin nel frattempo è diventato una star. C’è chi lo paragona a Arsene Lupin, chi al Tony Montana di ‘Scarfacè, chi ha messo in vendita magliette con il suo volto. Una trentina di gruppi di sostegno al “rapinatore magico” sono nati su Facebook.

Da il sole24ore

20 anni fa Berlino. Quando Belfast, Tijuana e Gerusalemme?

In tempi di celebrazione del ventennale del crollo del Muro di Berlino, scopriamo che tutti, ma proprio tutti, ex comunisti made in Urss ed ex liberali made in Usa, si sentono oggi fieri – e allora (sic) partecipi…
– della avvenuta riunificazione della Germania. Anche se, a onor del vero, almeno in Italia, a cantare “Berlino, my Berlin, Berlin” o Budapest di Leo Valeriano, a denunciare il “Muro della vergogna” nelle facoltà occupate dal nostro Movimento studentesco, eravamo in pochi. In pochissimi.
Quelli che contrastavano, rara avis, la sporca divisione del mondo creata a Jalta da Roosevelt, Stalin e Churchill. Quelli che parteggiavano per la libertà dei vietnamiti o degli algerini, dei palestinesi, degli argentini o degli irlandesi, quelli che sventolavano l’utopia di una Europa dei popoli finalmente, anch’essa, indipendente e sovrana, fondamento di libertà e di giustizia sociale.
Se la distruzione del Berliner Mauer ha oggi molti patrigni, sono ancora “orfani” i muri di Belfast (ce ne sono ben 26 a dividere in due la città) o il muro che protegge il benessere Usa dall’invasione dei messicani poveri oppure i 770 chilometri di “vallo fortificato” sionista per rapinare la patria del popolo palestinese.
Queste non sono certo le uniche divisioni nel mondo volute dai vincitori di Jalta, ma restano emblema di vergogna infinita e sono sotto gli occhi di tutti, anche dei media sordomuti che però oggi strombazzano la conquista planetaria della democrazia.
Per scavalcare il Muro di Berlino in venti anni sono morte circa ducento persone, ma molte di più sono le vittime dirette o più spesso indirette degli altri muri. Non sapremo mai quanti palestinesi sono morti per la privazione dell’acqua, perché gli è stato impedito di raggiungere in tempo un ospedale o più semplicemente falciati da una raffica di mitra di qualche zelante miliziano sionista. Come non sapremo mai quante sono le vittime- sprezzantemente definite “latinos” – della Guardia nazionale Usa e quanti, che comunque hanno passato quel muro, sono poi stati vittime del nuovo schiavismo amerikano. Né i libri di storia ci racconteranno mai le vittime della secolare occupazione britannica dell’Ulster.
Ma conosciamo bene il nostro desiderio di libertà e di giustizia, che è quello di tutte le nazioni del mondo. Ah, abbiamo scritto “Utopia”? No, guerra infinita…

Chiaro come l’acqua

Milioni di persone nel mondo patiscono la sete.
Anche in Italia, nonostante il nostro Paese sia ricco di risorse idriche, 8 milioni di cittadini non hanno accesso all’ acqua potabile e 18 milioni bevono acqua non depurata,
questo in gran parte per colpa di una rete idrica che perde lungo il suo corso mediamente il 37% della disponibilità, con punte che superano l’80% nel meridione.
Da molti anni sono però quasi spariti dalle voci di bilancio pubblico gli investimenti per nuovi acquedotti e per la manutenzione degli esistenti con il risultato che ora servirebbero 62 miliardi di euro, più o meno come dieci ponti sullo Stretto.
L’acqua è il bene primario per eccellenza. Le civiltà del passato, come Roma, hanno realizzato acquedotti imponenti per poter portare questo bene nelle città, per renderlo accessibile a tutti i cittadini e gratuitamente.
L’acqua del sindaco, come molti chiamano oggi quella che esce dal rubinetto domestico, non è più gratuita,
anzi le sue tariffe sono fin troppo salate, ma fino a pochi anni fa nessuno poteva immaginare che presto potrebbe diventare un prodotto di consumo, detenuto da privati,
da speculatori, da gente che baderà solamente al profitto. Il Senato ha votato ieri la conversione in legge del decreto art. 15 con il quale si privatizzano tutti i rubinetti d’Italia. Verranno praticamente liquidate le Spa a totale capitale pubblico e stabilito il tetto alla partecipazione pubblica al trenta per cento, facendo cadere così anche l’ultima giustificazione di chi ha sostenuto che con il 51% delle azioni il controllo maggioritario del pubblico era assicurato. I comuni potranno però partecipare come “privati” alla prima gara. Un’assurdità perché i comuni sono obbligati a mettere a gara le proprie azioni salvo poi ricomprarle, così indebitandosi e certamente attingendo a prestiti bancari.
Ora il decreto deve andare alla Camera e la battaglia perciò non è ancora teoricamente chiusa, ma visto l’atteggiamento compatto del centrodestra e le poche voci discordanti all’interno del Pd i giochi sembrano già fatti.
Questo è un vero attentato ai diritti dei cittadini italiani.
Non possiamo accettare passivamente questa violenza.
E’ vero, l’assurda febbre privatizzatrice ha già fatto molti danni in Italia, ma questo non deve rendere gli italiani insensibili davanti a questa nuova offensiva contro di loro: l’acqua è troppo importante per poterla perdere senza combattere.
Invitiamo quindi tutti a mobilitarsi, ad informare coloro che non sanno, ad inondare di e.mail e di lettere di protesta le sedi istituzionali, le sedi di partito e perché
no anche il Quirinale, affinché il presidente non firmi questo provvedimento giudicandolo anticostituzionale.
Anche perché l’art. 32 afferma che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività ed il mancato
diritto certo all’utilizzo dell’acqua viola certamente questo articolo.
Scritto da Paolo Emiliani

Povera America

Gli Usa da decenni cercano di esportare nel mondo la loro democrazia, il loro modello di vita e, poiché ritengono di essere una civiltà superiore, nemmeno attendono che qualcuno richieda di essere “liberato” da loro: autonomamente invadono, bombardano, impongono con le armi la loro legge. Il risultato di questa “democrazia export” è sotto gli occhi di tutti, in Iraq come in Afghanistan.
Il modello di vita amerikano è quello mostrato in tanti film di Hollywood, in tanti telefilm tipo “Happy days” ed è fatto di tante casette di legno con giardino avanti e dietro, di benessere diffuso e bambini che si ingozzano di schifezze alimentari. Non è questa però l’Amerika vera, non ci assomiglia nemmeno un po’. Un quarto della popolazione è ormai decisamente povera, più del dieci per cento assolutamente indigente. Molti vivono in roulotte e case mobili in camping permanenti ai margini delle città, altri addirittura in auto o in baracche di fortuna, in favelas che aumentano ogni giorno di numero e dimensione.
Più volte abbiamo espresso la necessità di liberare il popolo americano dalla tirannia che lo governa, un dovere morale per l’Europa, dall’alto di una civiltà millenaria.
Quando sentiamo poi parlare di globalizzazione e di produzioni fatte in Paesi del Terzo o Quarto Mondo ci vengono in mente i piccoli schiavi, i bambini lavoratori, sfruttati dalle multinazionali. Non bisogna però andare troppo lontano per trovare queste realtà, basta guardare nei politicamente correttissimi Usa. Nella raccolta dei mirtilli, soprattutto nel Michigan, vengono ampiamente impiegati bambini piccolissimi, a cominciare dai 5 anni di età, perlopiù immigrati dal Messico, utilizzati perché hanno mani piccole, più adatte a raccogliere il delicato frutto. Riempiono secchi interi per tutta la giornata e li caricano sui camion.
Uno sfruttamento su larga scala che coinvolge direttamente i colossi del settore della grande distribuzione come Walmart e Kroger e Meijer. L’incriminata principale nello “scandalo del mirtillo” è la Adkin Blue Ribbon Packing Co., che lavora e impacchetta mirtilli per tutta l’America, ma questo non è un caso isolato perché ci sono sicuramente aziende che impiegano manodopera minorile in New Jersey, North Carolina e California, soprattutto nelle piantagioni di pomodori o grano.
Questo andazzo va avanti da anni, ma lo scandalo sta solo ora scuotendo l’ipocrita opinione pubblica Usa, nutrita da decenni con la menzogna politicamente corretta.
Così adesso che hanno un presidente (mezzo) negro alla Casa Bianca scopriranno che è cambiato il colore della pelle degli schiavi, ma non che sia effettivamente terminata la schiavitù. Ed è normale che sia così, perché quel “modello” di economia ha bisogno di sfruttare qualcuno per sopravvivere, sul territorio Usa o altrove, purché ci sia sempre qualcuno da predare per permettere alla classe media Usa di vivere come in un telefilm. La crisi sta però ora minacciando anche il ventre molle degli Stati Uniti ed è sempre più urgente andarli a liberare, magari non con il metodo yankee, senza bombe, facendo loro scoprire la dignità dei popoli, un valore che non conoscono.
Scritto da Paolo Emiliani

non ci sono piu’ le mezze stagioni…

La mia verità sul “PRIMIT“: associazione di stampo eversivo, piramidale, il capo è il presidente e sopratutto padrone di tutti i beni dell’associazione.

Nel 2007 condividevo gli intenti di questa associazione che stava per essere fondata, tanto che il pascucci mi aveva addirittura proposto come vice presidente, cosa che vidi in seguito come un tentativo per tenermi legato essendo io abbastanza vivace, propositivo e attento, troppo attento.

Condividendo gli intenti che man mano venivano modificati per arrivare alla fondazione con il progetto migliore, infatti lo statuto dalla prima bozza è stato modificato una ventina di volte prima di diventare definitivo e forse non lo è. infatti si può anche cambiare, lo ha fatto Banca d’Italia perchè mai non potrebbe farlo anche il Primit.

Il 2 settembre 2007 sono stato colpito da un grave infarto, sono stato assente dalle attività sulla questione signoraggio e sopratutto del Primit per molto tempo, quindi seguire gli sviluppi mi era stato impossibile, ma quando ho ripreso a interessarmi dopo 7 mesi mi sono trovato davanti una situazione che dire assurda è poco: lo statuto presentava delle modifiche che non potevano trovare da me nessun accoglimento: si negava l’accesso all’associazione agli aspiranti membri o soci che appartenessero a movimenti politici, associazioni culturali, o tipo caccia e pesca e gioco delle bocce.

E qui c’è da contestare non poco, se sono iscritto al Movimento dei Democratici Diretti e al partito NOEURO non vedo perchè devo essere escluso, poi mi accorsi dai ragionamenti del Pascucci, che altre persone mi confermarono, avevo capito bene, il Pascucci affermò in varie occasioni sia a me che ad alcuni altri che il Primit non doveva essere una struttura democratica, ma bensì estremamente contro ogni forma di democrazia interna, altrimenti il Primit sarebbe come ogni altra associazione piena di individui scomodi, incontrollabili, non manipolabili, quindi la conferma dell’antidemocraticità del Primit fu dichiarata dallo stesso pascucci.

Quindi la struttura è centralista, concentra tutto il potere al presidente, che cvd è sempre il pascucci, lo psico-democratico.
Scoprii inoltre che lo statuto prevede gli eventuali aiuti di Stato e qui un balzo dalla sedia, inorridisco e mi irrito: il 5×1000!!??
Ritenendomi democratico e avendo assunto un atteggiamento verso la questione signoraggio ispirandomi allo spirito etico introdotto da Giacinto Auriti, per me fu sufficiente per porre critiche sul forum del pascucci, ove le discussioni del Primit erano aperte, alla mia prima contestazione mi è stato risposto che il 5×1000 è legale, non ricordo chi fosse il cretino, se è legale ma profondamente ingiusto il signoraggio, che il primit si prefigge di sconfiggere, come può essere giusto solo perchè risulta legale richiedere ai cittadini italiani il 5×1000 delle tasse sul reddito che pagano allo Stato? E’ un’incoerenza pazzesca, ritirai immediatamente la mia candidatura da vice presidente (candidatura che non conta un cacchio), dissociandomi energicamente, continuando a porre la questione della coerenza e della totale mancanza di democrazia palesemente sancita nello statuto, venni attaccato in tutte le maniere da pascucci e iniziò la sua personale campagna diffamatoria ingiuriosa verso di me con il sostegno di 4 imbecilli a cui le pressioni psicologiche del pascucci hanno effetto, risposi sempre per le rime, dimostrando sempre quello che dicevo rispetto ai fatti, cosa che il pascucci non può fare essendo tutto falso quello che afferma nei miei confronti, ma sgamare la vera natura del primit e sopratutto del padrone pascucci lo fece talmente incazzare che perse il controllo e il buon senso se mai l’abbia avuto, per cui fu inevitabile il mio sonoro vaffanculo a pascucci al primit e a tutti gli “affigliati (la carenza del padre)” imbecilli che credono nella buona fede del Pascucci, alle sue cazzate di come risolverebbe la questione signoraggio. (infatti una soluzione ufficiale e sopratutto credibile del primit non esiste e non esisterà mai, (finché la barca va!)

E siamo a oggi 1 novembre 2009 è passato un anno e mezzo, ho voluto capire se la cialtronata del primit avesse fatto danni, purtroppo si, i danni ci sono e si riscontrano, la questione signoraggio o meglio la divulgazione sul signoraggio non ha fatto alcun progresso per mano del primit, ossia, c’è solo un soggetto che trae vantaggi economici, questo è pascucci, 50 iscritti a 120 euro all’anno fanno 500 euro di pensione al mese, non male per un morto di fame che si cucca anche lo stipendio per farsi i cazzi suoi in un ufficio del ministero della Giustizia, recapitolando: quote associative di 120 euro all’anno incassa la pensione minima, ha un posto di lavoro fisso per cui è pagato 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana e non fa un cazzo se non curare i propri interessi e quelli del primit, che sono sempre suoi, ma chi è quel coglione che paga lo stipendio al pascucci? certo non è un privato datore di lavoro, quindi quelli che pagano lo stipendio al cialtrone siete voi che leggete, e sopratutto con il primit non avete nulla a che fare.

Sul sito e forum del pascucci, lo stesso dedica intere pagine web a me, affermando che sarei un diffamatore ladro, quindi chiedo: se io sono un diffamatore ladro e ledo la sua immagine di bravo cittadino rispettoso dei diritti altrui, perchè non mi querela? Presto detto: il cialtrone non è affatto stupido, sa di avere torto marcio, l’odio profuso verso di me ha una ragione precisa, il 6 aprile 2008 lo sgamai e in seguito lo sputtanai sul suo forum, ritengo quindi di avere ragione e il legittimo diritto a difendermi anche in tribunale dove giace sul tavolo del PM una dettagliata querela da me presentata qualche mese fa dopo aver letto le diffamazioni che il cialtrone aveva scritto sia sul sito e sul forum, che la direzione di forumfree aveva prontamente cancellato (ho stampato e ne tengo copia per l’autorità giudiziaria) a seguito di un mio energico reclamo alle responsabilità ritenendo la direzione di forumfree corresponsabile dei reati commessi da pascucci se non avesse provveduto a cancellare le diffamazioni e le ingiurie scritte dal cialtrone e suoi adepti entro 24 ore, se non erano diffamazioni perchè forumfree le ha cancellate e poi hanno pensato bene di bannarlo come utente sgradito “sandropascucci”? andate su questo forum a rendervi conto cosa campeggia in testa alla home page: http://signoraggio.forumfree.net vi è l’evidenza dei fatti riassunta in 4 righe per apparire oltre che cialtrone un meschino.

Nei 50 adepti paganti ce ne sono alcuni estremamente insistenti, petulani che per il cialtrone sono i migliori, uomini affidabili, coloro che con occhi insanguinati dall’odio profuso dalle pressioni psicologiche del furbastro sarebbero anche disposti a bruciarsi vivi per far crescere gli interessi privati del primit, (per adesso in un video abbiamo visto un babbeo che brucia banconote della BCE da 5 euro http://www.signoraggio.org/grotteschecialtroneriedelprimit.html ) perchè il primit, ci tengo a ripeterlo, appartiene a pascucci (i soci sono solo agrumi da spremere), come Banca d’Italia è delle banche, non trovate anche voi strane analogie di come il sistema sia particolarmente simile? e sopratutto come siano attuali le parole di Lord Rotschild, proferite ad un’assemblea di banchieri nel 1861:

“pochissimi capiranno il sistema, e quelli che lo capiranno saranno occupati a far soldi. Il pubblico probabilmente non capirà che é contro il suo interesse”.

A proposito di stagioni, in primavera mi candido alle Regionali il tema è sempre: sovranità popolare, democrazia diretta, sistema monetario.

Buon appetito a tutti.