Paolo Gentiloni Silveri ha giurato fedeltà alla Costituzione e al Popolo Italiano

Il nuovo capo di Governo è Paolo Gentiloni Silveri, vediamo di capire se questo nuovo soggetto a capo del potere esecutivo è capace, dal momento che parla di equità, pace e giustizia.

Quindi chiedo a Paolo Gentiloni di rispettare il giuramento alla Costituzione e al Popolo Italiano:

Il rispetto e l’esecuzione della legge 262 del 28 dicembre 2005 art.19 comma 10.

La “Banca d’Italia” che ha in quota il 14,5% della proprietà della BCE è fuori legge dal 28 dicembre 2008 

Perseguire GIUSTIZIA E LEGALITÀ sono il dovere di chiunque non sia uno spergiuro, cialtrone, criminale, Gentiloni, sei forse un criminale?

Gentiloni, prima di questo avviso avevi l’attenuante dell’ignoranza, adesso come la mettiamo?

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280

NO EURO!

NO EURO!

Gli esperti proiettano futuri scenari apocalittici se l’Italia uscisse dall’€uro, visto che erano bravi a predire il futuro anche prima, ci dissero ripetendolo in ogni dove, giornali, riviste, libri, TV, che: “con l’euro saremmo diventati tutti più ricchi e non avremmo corso pericoli dalle speculazioni internazionali come accadde in Argentina”.
 
Testone di cazzo! Se uscissimo dall’€uro l’Italia batterebbe la propria moneta di stato e non di banca.
 
La banca emette denaro solo prestandolo a interesse, ecco cos’è il DEBITO PUBBLICO.
 
Economisti del terzo millennio, sparatevi in bocca!    

    • L’Euro è stato presentato come una garanzia del mantenimento del potere d’acquisto e come una moneta che “nasce forte” (Ciampi).
    • Al contrario, l’Euro è presto crollato contro il Dollaro e con l’Euro è crollato il potere d’acquisto. Istat ed Eurostat hanno cercato di negarlo, ed è quindi crollata anche la loro credibilità.
    • Quando l’Euro ha recuperato contro il dollaro circa il 40%, il suo potere d’acquisto non solo non è risalito, ma ha continuato a cedere.
    • L’Euro è stato presentato garanzia per il commercio estero.
    • Al contrario, l’Euro ha reso poco competitive le merci di esportazione italiane, mentre ha reso più competitivi, anche entro l’Unione Europea, le merci extracomunitarie, soprattutto nei settori di bassa tecnologia tipici dell’industria italiana (abbigliamento, tessuti, calzature, mobilio, etc.).
    • L’Euro è stato presentato come garanzia di virtuosità e risanamento del bilancio pubblico.
    • Al contrario, la spesa pubblica è fuori controllo e perlopiù assorbita da spese correnti (anche clientelari) e interessi passivi, con pochissimo per gli investimenti produttivi e un sistema fiscale-contributivo che scoraggia la produzione e incentiva l’evasione, mentre la BCE minaccia di non accettare più i titoli del tesoro italiani come contropartita per la cessione di cartamoneta.
    • L’Euro è stato presentato come garanzia di sviluppo e ammodernamento dell’economia nazionale e di efficacia del sistema-paese.
    • Al contrario, ha prodotto una situazione in cui la più grande industria nazionale (dopo quella edile, che ovviamente è legata al territorio), ossia la grande distribuzione, è passata a mani straniere (Auchan, Carreffour, Despar etc.); la seconda per grandezza, ossia quella automobilistica, vede un 80% delle vendite in mano a produttori stranieri; la grande cantieristica, già forte e gloriosa, ha chiuso; le telecomunicazioni vengono rilevate da capitale estero; l’Alitalia è in dissesto; la grande industria nazionale è quasi scomparsa; la capacità di produrre nuova tecnologia competitiva si dissolve; le grandi banche vengono rilevate da banche estere; etc. Praticamente, il potere decisionale per l’Italia è stato oramai trasferito quasi completamente in mani straniere.
  • E’ questo il piano dei governanti italiani che hanno voluto l’Euro? Che vantaggi hanno ricavato per sé da questa operazione a cui si sono tanto intensamente prestati?
Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280

Aggiornamento colletta pro-verità del 13 dic. 2016 + € 19.121,00

STRAORDINARIO! + € 19.121,00

grillomarcione######################

La milionaria colletta pro-verità sulla questione Grillo Britannia continua, siamo a +€ 19.121,00 alle ore 16:40 del 13 dic. 2016

Controllo il mio conto Paypal ogni 10 giorni circa per non stressarmi 😀 

Dal precedente controllo la colletta è aumentata di:

€ 1.727,00

Contribuisci clicca qui:         https://paypal.me/GiovanniSandi

Inesorabilmente arriverà il momento in cui il cialtrone proprietario unico del M5S sarà politicamente linciato dai suoi elettori.

Leggi qui sotto:

Registrati nel mio blog, a verifiche effettuate sarai autore e non subirai censura, fino a prova di buona fede: REGISTRATI ADESSO

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280

Grande Capo…

→ Grande Capo… ←

Il culto della personalità del capo prevede che, qualsiasi cosa accada, il capo venga visto come un “salvatore”.

Il capo diventa oggetto di un vero e proprio culto religioso, e su di esso viene costruita l’immagine del Dio che soccorre e ama i suoi grillioti.

Egli è colui che ha il potere di unificare.

Possiede una forza morale sovrumana, che gli permette di far fronte a tutti i problemi che gli iscritti al 5 stelle gli hanno delegato.

Egli è “il grande umanitario”, “il miglior amico dei grillioti”, è colui che permette ai grillioti di superare insicurezze e paure.

E’ “acciaio” è “dux”, è infallibile.

Il suo nome è Beppe Grillo, nome che si staglia infestando tutto il web, è un’immagine forte e rassicurante, è quasi come l’icona di un dio.

Un’icona che deve colpire fortemente l’emotività dei grillioti, per indurli ad associare ad essa tutte le speranze e tutti i desideri, come nelle migliori sette paraculosataniche.

L’immagine del “guru” Beppe Grillo è costruita ad arte per prendere tutti per il culo, diventando sempre più celebre nel mondo dei cretini.

Nonostante il troglodita abbia 68 anni suonati il 21 luglio, il rincoglionimento si vede e si sente ogni volta che apre la fogna, ma fino alla morte continuerà a sparare cazzate per tutti, in nome della propria appagata ambizione della quale deve ringraziare il Pippone nazionale che raccomandandolo in RAI lo rese indegnamente popolare, ma essendo uno stronzo, disonesto, mentitore, irresponsabile, ingrato, avido, vile, taccagno, morirà sepolto da milioni di vaffanculo.

Pippe Baude, se gli sopravviverà sarà certamente d’accordo.

Speriamo di non dover aspettare troppo.

Tante buone anime impazienti lo stanno aspettando all’inferno per regolare i conti.

La questione Britannia del 2 giugno 1992 gli costerà 5 milioni di €uro, come strappargli la pelle dal culo senza anestesia.

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280

Gli italiani sono ignoranti e hanno ciò che si meritano

Sono le regole da cambiare, svegliatevi!

Leggo sul web che Gentiloni, che fa rima con Berlusconi, sarebbe il quarto presidente del Consiglio non eletto dal Popolo, non c’è da stupirsi, c’è da documentarsi e capire che in Italia la regola non prevede elezioni politiche per eleggere il capo del Governo.

Le Elezioni politiche a cui partecipano i Cittadini servono a eleggere i membri del Parlamento che a loro volta scelgono dei nomi da presentare al Capo di stato, che sceglierà chi sarà il capo del potere esecutivo.

IGNORANTI!

Siete voi cittadini che fate schifo, avete difeso la Costituzione dalle mani luride di Renzi, Verdini e Alfano, senza averla mai letta.

L’insignificante Capo di Stato, ha il potere di nominare il Capo di Governo che meglio crede, il potere di farlo gli è conferito proprio dalla Costituzione Italiana che credete sia l’unica possibile quando è la peggiore dei paesi che si dichiarano democratici.

Avete mai letto l’Art. 92?

Leggete la Costituzione Italiana, bestie ignoranti!

COSTITUZIONE ITALIANA

Ecco perchè dico e scrivo sempre che va messo in discussione il metodo politico!

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280

 

Coloro che avrebbero potuto scagionare Bettino Craxi si suicidarono tutti

Strano ma vero, durante il processo MANI PULITE coloro che avrebbero potuto scagionare Bettino Craxi si suicidarono tutti:

I SUICIDI

Questa è la storia di una rivoluzione, come abbiamo detto, e tutte le rivoluzioni hanno le loro vittime. Anche questa ne ha, e sono tante: 11 nel 1992, 10 nel 1993, e altre 10 nel 1994. Sono tutti suicidi?

Nando Dalla Chiesa, fondatore di SOCIETA’ CIVILE: “Ci furono decine di suicidi durante il biennio di Tangentopoli. Io feci anche uno studio in Parlamento. Credo che sia l’unico studio scientifico disponibile su quella vicenda. Il risultato è che i suicidi furono prodotti non tanto dalla detenzione in carcere, perché quasi tutti si uccisero fuori dal carcere, e molti anche dopo essere stati prosciolti. Era il clima dell’opinione pubblica che era insopportabile per chi avesse avuto comunque il marchio dell’indagine giudiziaria. Quindi, questo più che rinviare all’azione di magistrati, rinvia secondo me all’incapacità che in quel momento ebbero i giornali e l’opinione pubblica di mantenere un senso delle proporzioni.”
Il primo si chiama Franco Franchi ed è il coordinatore di una USL di Milano. Non è ancora entrato nelle indagini, ma teme che questo accada e così, il 23 maggio si uccide con il monossido di carbonio della sua auto. Il secondo si chiama Renato Morese, è segretario del Partito Socialista di Lodi. Si uccide un mese dopo, sparandosi con un fucile alla testa. Poi si uccide Giuseppe Rosato, della Provincia di Novara, Mario Luciano Vignola, della Provincia di Savona, e l’imprenditore di Como Mario Comaschi.
Poi, il 2 settembre del 1992 si uccide Sergio Moroni.

On. Chiara Moroni: “Io credo che la sua decisione sia stata proprio legata al senso che dava al suo fare politica, che coincideva con la vita stessa. Quindi al senso civico e la grande passione, e il grande impegno che ci ha messo negli anni . E quindi, vedere tutta la sua vita politica, tutto il suo impegno degradato in titoli di giornali che lo accomunavano nella definizione di ladro è stato il crollo del suo equilibrio psicologico”.
L’onorevole Sergio Moroni è un deputato del PSI alla Camera ed è tesoriere del partito in Lombardia. Il pool di Mani Pulite gli notifica tre avvisi di garanzia per una serie di tangenti sulla gestione ambientale e si appresta a richiedere alla Camera l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti. Prima che questo accada, l’onorevole Moroni scrive una lettera all’allora Presidente della Camera Giorgio Napolitano. Nella sua lettera parla di processo sommario e violento, di decimazioni. Parla dell’ipocrisia e dello sciacallaggio di chi si erge a censore e che invece prima faceva parte del sistema. Parla dei diritti delle famiglie e dei singoli e rifiuta la qualifica di ladro impostagli dalla stampa e aver mai personalmente approfittato di una lira.

Chiara Moroni: “ricordo metodi da Inquisizione spagnola, ricordo le carcerazioni preventive, utilizzate come strumento coercitivo per le confessioni, confessioni delazioni chiaramente ottenute sotto pressione della carcerazione preventiva. Insomma, ricordo tutta una serie di modi operanti di quelle indagini che hanno leso profondamente il principio della cultura garantista di questo Paese, al di là degli obiettivi che erano evidentemente giusti. C’è stata una colpevolizzazione e una accusa, una preventiva sentenza di condanna di tutta la classe politica nel suo complesso, senza nessuna distinzione”.
La lettera dell’onorevole Moroni al Presidente Napolitano si chiude con una frase inquietante: “ma quando la parola è flebile non resta che il gesto”. Il 2 settembre 1992 Sergio Moroni scende nella cantina di casa sua a Brescia, e si uccide sparandosi un colpo di fucile alla testa.

Piercamillo Davigo: “la morte di un uomo è sempre un avvenimento drammatico. Però credo che vada tenuto fermo il principio che le conseguenze dei delitti ricadono su coloro che li commettono non su coloro che li scoprono. Non è neanche pensabile che uno possa sentirsi responsabile delle conseguenze di delitti che altri hanno commesso. Il mestiere del magistrato è scoprirli e reprimerli”.
Chiara Moroni: “Non ho nessun tipo di rancore o di rivendicazione, o un senso di rivincita nei confronti dei magistrati che hanno fatto quell’inchiesta, niente di questa cosa mi restituirà mio padre. Niente di queste cose restituirà al Paese anche una lesione grave dei diritti di libertà che ha vissuto in quel momento”.
Tra i tanti che si uccidono c’è anche Gabriele Cagliari. Gabriele Cagliari è il Presidente dell’ENI ed è uno dei più importanti manager di Stato. Nel 1993 viene indagato dai magistrati del pool di Mani Pulite per una tangente di 4 miliardi che sarebbe stata versata da una società dell’ENI e per i fondi neri costituiti dall’ENI e gestiti dal finanziere PierFrancesco Bacini Battaglia, che verrà condannato per questo a 6 anni. L’8 marzo Gabriele Cagliari viene arrestato e finisce a San Vittore. Mentre è in carcere Gabriele Cagliari riceve un altro provvedimento di custodia emesso da un altro magistrato: il sostituto procuratore di Milano Fabio De Pasquale, che sta indagando su una tangente di 17 miliardi versata dalla società di assicurazioni SAI di Salvatore Ligresti, che per questo verrà condannato a 2 anni e 4 mesi, per ottenere l’esclusiva dei contratti di assicurazione dei tanti dipendenti dell’ENI. Gabriele Cagliari, in carcere, si dichiara estraneo alle tangenti. I provvedimenti di arresto emessi dal pool di magistrati di Mani Pulite vengono ritirati. Resta solo il provvedimento di custodia emesso dal sostituto procuratore De Pasquale, che interroga Gabriele Cagliari, che ammette di sapere della faccenda della SAI ma dice di essere completamente all’oscuro della storia della tangente. “Basta per essere mandato a casa?”, chiede l’avvocato di Gabriele Cagliari. Sembrerebbe di si, ma poi il sostituto procuratore De Pasquale da parere negativo, perché non è ancora convinto. La decisione passa al giudice per le indagini preliminari Maurizio Grico, che ha 5 giorni di tempo per decidere. E’ il 17 luglio, e la decisione dovrebbe arrivare entro il 22 luglio. Ma, il 20 luglio Gabriele Cagliari è già morto.
Gabriele Cagliari viene trovato nelle docce di San Vittore, con un sacchetto di plastica infilato sulla testa, e sigillato intorno al collo con una corda. Era in carcere da 4 mesi, e già dal 3 luglio aveva scritto lettere agli avvocati e familiari che esprimevano la sua esasperazione. Nell’ultima scrive: “sto per darvi un nuovo grandissimo dolore, ho riflettuto intensamente e ho deciso che non posso sopportare più a lungo questa vergogna”.
Nella lettera Gabriele Cagliari parla di gogna e rancore dell’opinione pubblica e di mano pesante, squilibrata e ingiusta dei giudici. La lettera è molto dura nei confronti dei magistrati, che userebbero il carcere come uno strumento di lavoro e si conclude con: “Non ho alternative”.
Il suicidio di Gabriele Cagliari, la sua lettera e le circostanze in cui è avvenuto scatenano enormi polemiche contro i magistrati e il modo di condurre le indagini, soprattutto sulla carcerazione preventiva. Parte della stampa e parte della politica attaccano i magistrati. Il Ministro della Giustizia Giovanni Conso invia un’ispezione alla Procura di Milano. Le polemiche continuano, anche perché soltanto tre giorni dopo il suicidio di Gabriele Cagliari, si uccide un altro indagato eccellente di MANI PULITE: Raul Gardini. Lo chiamano il contadino, perché è di origine romagnola ed è a capo dell’impero agro-alimentare dei Ferruzzi di Ravenna. Lo chiamano anche il corsaro, perché gli piacciono le barche a vela ed è bravo a navigare anche in borsa, dove rischia e vince.

Giuseppe Turani, giornalista e scrittore: “Raul Gardini era un personaggio molto bizzarro. Era molto simpatico umanamente, aveva una tempra di giocatore fortissimo. Personaggio assolutamente straordinario, di grande coraggio, grande giocatore. Qualcuno ha detto che è stato probabilmente l’ultimo personaggio rinascimentale d’Italia. Lui era il tipo che aveva queste grandi visioni, questi grandi disegni, magari poi irraggiungibili, che non si potevano fare. Però, era uno che pensava in grande”.
Raul Gardini viene indagato per una tangente di 150 miliardi pagata ai partiti per uscire da un affare che non funziona, l’affare ENIMONT. Uno dei dirigenti della MONTEDISON di Raul Gardini, Giuseppe Garofano, è stato arrestato in Svizzera e adesso è nelle mani dei magistrati del pool di MANI PULITE, e forse sta parlando di tutti quei soldi versati ai partiti. Così, probabilmente Gardini pensa che le prossime manette saranno per lui.
Il 23 luglio avrebbe dovuto essere interrogato dai magistrati del pool di Mani Pulite. Gli aveva scritto anche una lettera una settimana prima, il 16 luglio. 39 righe in cui si dichiarava disposto a portare a loro conoscenza “la mia più ampia e illimitata disponibilità a ragguagliare le signorie vostre illustrissime su tutti i fatti che saranno per loro ritenuti d’interesse”.
Quella mattina stessa, il 23 luglio, sono le 08:30: l’avvocato di Gardini lo chiama al telefono. La sera prima l’ha sentito preoccupato di essere arrestato, e poi sono uscite le anticipazioni dell’interrogatorio di Garofalo che accusa Raul Gardini. Il telefono suona a vuoto nella camera e così il maggiordomo va a vedere, e trova Raul Gardini riverso sul letto, in un lago di sangue, ucciso con un colpo di pistola Walter PPK alla testa.
L’inchiesta ha stabilito che si tratta di suicidio, anche se alcuni hanno rilevato qualche elemento di dubbio. La pistola, per esempio, che viene ritrovata sul ripiano di un mobile, lontano dal corpo di Gardini. Poi nessuno che abbia sentito il colpo di pistola nel palazzo a quell’ora, e non ci sono tracce di polvere da sparo sul cuscino, vicino al corpo di Raul Gardini. Tutto questo però potrebbe essere spiegato con una complessa ma plausibile dinamica suicidaria, come hanno ritenuto gli inquirenti, che hanno archiviato la morte di Raul Gardini come un suicidio.

Giuseppe Turani: “Io penso che lui alla fine si sia effettivamente suicidato. Era personaggio da farlo, perché aveva capito che non c’erano più partite per lui al mondo. I giochi erano finiti, non c’era più niente da fare. Ma, non gli andava di essere coinvolto in beghe di processi, tangenti, interrogatori, deposizioni, forse prigione. Non era un uomo da fare queste cose qui”.
E’ per questo che si è ucciso Raul Gardini? Perché aveva paura di essere arrestato e di finire nella gogna mediatica e giudiziaria di MANI PULITE? O perché gli ultimi affari, soprattutto le tangenti stavano mandando in rovina il suo gruppo? Oppure, perché la mafia, attraverso intermediari, era entrata in società con un’azienda del suo gruppo, e aveva portato l’ombra di Cosa Nostra nella grande economia?
C’è un altro strano suicidio nella storia di MANI PULITE, è quello di Sergio Castellari. Sergio Castellari è l’ex direttore generale del Ministero delle Partecipazioni Statali, un Ministero molto importante, che allora gestiva i rapporti tra lo Stato e le imprese pubbliche. Anche lui viene coinvolto da una delle indagini che riguardano la maxi-tangente pagata per l’affare Enimont, e anche lui ha paura di essere arrestato. La mattina del 25 febbraio 1993 il corpo di Sergio Castellari viene trovato su una collina di Sacrofaro, vicino a Roma, con accanto una bottiglia di whisky mezza vuota e un revolver Calibro 38 quasi infilato nella cintura dei pantaloni. Un proiettile di quella pistola lo ha ucciso colpendolo alla testa.

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280

Metodo politico svizzero

Avete provato a riflettere sul metodo politico svizzero?

Adottarlo sarebbe come bombardare tutti gli usurai e loro servi.

Chiedetevi come mai nessun telegiornale o talkshow vi parla del metodo svizzero?

Discorso che viene sempre banalizzato e liquidato con cazzate del tipo: ma loro sono solo 6 milioni di abitanti, loro ospitano grandi gruppi bancari, loro sono fatti così…

Nessuno in Italia ammette che il metodo svizzero è attualmente il migliore al mondo e in continuo miglioramento, perchè sono i Cittadini svizzeri a decidere su tutto.

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280