Ci fu una rivoluzione in Italia, nessuno la ricorda.

Nota Facebook di Giovanni sandi – 27 aprile 2014 alle ore 0:39

1. Assicurazione invalidità e vecchiaia, R.D. 30 dicembre 1923, n. 3184

2. Assicurazione contro la disoccupazione, R.D. 30 dicembre 1926 n. 3158

3. Assistenza ospedaliera ai poveri R.D. 30 dicembre 1923 n. 2841

4. Tutela del lavoratore di donne e fanciulli R.D 26 aprile 1923 n. 653

5. Opera nazionale maternità ed infanzia (O.N.M.I.) R.D. 10 dicembre 1925 n. 2277

6. Assistenza illegittimi e abbandonati o esposti, R.D. 8 maggio 1925, n. 798

7. Assistenza obbligatoria contro la TBC, R.D. 27 ottobre 1927 n. 2055

8. Esenzione tributaria per le famiglie numerose R.D. 14 maggio 1928 n. 1312

9. Assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, R.D. 13 maggio 1928 n. 928

10. Opera nazionale orfani di guerra, R.D.26 luglio 1929 n.1397

11. Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.), R.D. 4 ottobre 1935 n. 1827

12. Settimana lavorativa di 40 ore, R.D. 29 maggio 1937 n.1768

13. Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (I.N.A.I.L.), R.D. 23 marzo 1933, n. 264

14. Istituzione del sindacalismo integrale con l’unione delle rappresentanze sindacali dei datori di lavoro (Confindustria e Confagricoltura); 1923

15. Ente Comunale di Assistenza (E.C.A.), R.D. 3 giugno 1937, n. 817

16. Assegni familiari, R.D.

17. giugno 1937, n. 1048 17. I.N.A.M. (Istituto per l’Assistenza di malattia ai lavoratori), R.D. 11 gennaio 1943, n.138

18. Istituto Autonomo Case Popolari

19. Istituto Nazionale Case Impiegati Statali

20. Riforma della scuola “Gentile” del maggio 1923 (l’ultima era del 1859)

21. Opera Nazionale Dopolavoro (nel 1935 disponeva di 771 cinema, 1227 teatri, 2066 filodrammatiche, 2130 orchestre, 3787 bande, 1032 associazioni professionali e culturali, 6427 biblioteche, 994 scuole corali, 11159 sezioni sportive, 4427 di sport agonistico.).

22. Guerra alla Mafia e alla Massoneria (vedi “Prefetto di ferro” Cesare Mori)

23. Carta del lavoro GIUSEPPE BOTTAI del 21 aprile 1927

24. Lotta contro l’analfabetismo: eravamo tra i primi in Europa, ma dal 1923 al 1936 siamo passati dai 3.981.000 a 5.187.000 alunni – studenti medi da 326.604 a 674.546 – universitari da 43.235 a 71.512

25. Doposcuola per il completamento degli alunni

26. Istituì l’educazione fisica obbligatoria nelle scuole

27. Abolizione della schiavitù in Etiopia

28. Lotta contro la malaria

29. Colonie marine, montane e solari

30. Refezione scolastica

31. Obbligo scolastico fino ai 14 anni

32. Scuole professionali

33. Magistratura del Lavoro

34. Carta della Scuola

SOLO PER RICORDARE, E… NE GODO

Nota Facebook di Giovanni Sandi 20 aprile 2014 alle ore 4:37

Italioti, quale Stato vi aspettavate da una Repubblica nata dagli scenari di Piazzale Loreto?

Stato corrotto, Nazione appestata, Magistratura allineata. E non poteva che essere così.

E’ certo che i nostri legislatori (o “Padri della Patria”) non hanno perso tempo.

Gli scandali (che parola strana) sono iniziati con la nascita – sarebbe meglio dire “aborto” – dell’Italia “liberata”.

Quanti italiani oggi ricordano il caso del principe Don Giulio Pacelli (nipote di Pio XII) e del conte Stanislao Pecci (pronipote di Papa Leone XIII)? E siamo appena al 1947, due anni dalla tanto desiderata cacciata della “cupa tirannia”.

Erano personaggi al centro di uno scandalo finanziario, risolto poi a favore dei due nobili signori, manco a dirlo, dal giovane Giulio Andreotti.

Quanti ricordano il “Progetto Fiumicino” dei primi anni 1960? Fu un classico esempio di sperpero del denaro pubblico e di incapacità tecnica; uno dei tanti casi di lotta di potere fra uomini della Democrazia Cristiana.

Il “caso Fiumicino” era ancora all’attenzione del “Popolo sovrano” quando ecco scoppiare un nuovo scandaletto. L’ordinario di Economia Agraria di Napoli, professor Manlio Rossi Doria, denunciava un gigantesco fenomeno di “clientelismo di Stato” a favore della DC: la “Federconsorzi” aveva indebitamente incassato 1.064 miliardi (al valore di allora). L’onorevole Paolo Bonomi, presidente della “Coldiretti”, organizzazione democristiana committente della “Federconsorzi”, rimase coinvolto nella faccenda. E’ superfluo sottolineare che non solo tutto fu insabbiato, ma, grazie al clima politico instaurato dagli uomini che si avvicendarono dal 1948 al Ministero dell’Agricoltura, questi riuscirono anche a evitare che ulteriori operazioni si svolgessero riparate da ogni controllo sia del Parlamento, sia del Governo, ma anche della Corte dei Conti.

Siamo ancora nel 1963, e quasi a gemellaggio degli scandali precedenti, venne alla luce lo “scandalo delle banane”. Era il momento della famiglia Caltagirone e del suo amico il Ministro Franco Evangelisti. Fu solo per un caso che questo scandalo si ampliò; infatti Caltagirone aveva organizzato un sontuoso banchetto nel ristorante più alla moda di Palermo, il “Charleston”; a capotavola sedeva l’onorevole Giacomo Mancini, il quale, forse per l’eccessivo appetito si sentì male tanto da essere trasportato in abulanza all’ospedale, fu a causa di questo malore che la notizia si divulgò in tutta Italia.

Vi ricordate, siamo nel 1976, lo scandalo degli aerei “Hercules”? L’entità del furto di pubblico denaro, operato a favore dei soliti noti, può trovare le sue dimensioni secondo quanto ebbe a dire il presidente della “Lockheed”, società costruttrice degli “Hercules”: “Dal 1970 al 1974 abbiamo speso 3 miliardi di lire per corrompere politici e funzionari pubblici italiani, per convincerli ad accettare gli “Hercules”. Da questa dichiarazione venne fuori, su indicazioni dell’avvocato della “Lockheed”, l’Antelope Cobbler, nome in codice di uno dei politici italiani corrotti. Fra gli altri nomi vennero indicati anche quelli di Luigi Gui e Mario Tanassi, che ritengo siano stati i capri espiatori di nomi ben più illustri. Rinviati in giudizio davanti alla Corte Costituzionale, il primo (Gui) fu assolto, il secondo (Tanassi) condannato. Durante il processo vennero coinvolti personaggi di primissimo piano, quali l’allora Presidente della Repubblica, Giovanni Leone e i fratelli Antonio e Ovidio Lefebvre.

Fu Mino Pecorelli a denunciare sul suo giornale “OP” la “supertruffa dei petroli”. Voglio ricordare che questi fu assassinato dai “soliti ignoti” nel 1979. Le vicende che riguardano il povero Pecorelli sono cose normali tanto che vide l’assoluzione di Giulio Andreotti indagato quale mandante dell’omicidio. In merito a questa truffa, il petroliere Silvio Brunelli rese questa testimonianza ai giudici di Treviso: “Affidavamo a un nostro collaboratore fidatissimo un compito particolare. Ogni mese doveva andare a Roma portandosi delle borse piene di milioni. Circa 200 milioni al mese. Questi soldi servivano infatti a pagare i vertici della Finanza che sapevano della truffa dei petroli e dovevano continuare a chiudere gli occhi. I finanzieri non erano i soli ad esser pagati”. Un danno per lo Stato ancora oggi non ben definito, ma, si mormora, tra i duemila e i quattromila miliardi. I nomi dei politici coinvolti: il democristiano Sereno Freato, consigliere di Aldo Moro, i socialisti sottosegretari Giuseppe Di Vagno e Maria Magnani Noya. Fu in questa circostanza che il senatore missino Giorgio Pisanò accusò il Ministro democristiano dell’Industria Toni Bisaglia; che querelò il suo collega senatore. Nel giro di assegni fraudolenti risultarono coinvolti, Liliana Fantasio, anch’essa collaboratrice di Aldo Moro; e Giuseppe Di Vagno, socialista, questi giustificò il possesso di assegni sospetti sostenendo che erano “consulenze particolari”: consulenze che, tuttavia, non vennero denunciate nella sua dichiarazione dei redditi. Anche il “golden boy” del calcio italiano, Gianni Rivera, figurò fra gli imputati per un assegno, intestato a suo nome, di 50 milioni di lire.

Vi ricordate Michele Sindona? Questo finanziere (siamo a metà degli anni ’70) fu l’intestatario di uno “scandalo all’italiana” che vide coinvolti politici, logge massoniche, alta finanza, mafia. Ricorderete certamente la fine dell’uomo di Patti: avvelenato (misteriosamente) in carcere, bevendo un gustoso caffè.

E vogliamo tralasciare il “suicidato” Roberto Calvi, trovato impiccato sotto il ponte dei “Black Friars” a Londra? Calvi si portò dietro oscuri intrecci con la P2 e con uomini politici “d’onore”. Adriano Zampini, un faccendiere torinese, rivelò nel 1983 di aver corrotto rappresentanti della Giunta rossa di Torino guidata da Diego Novelli e dal vicesindaco Enzo Biffi Gentili.

Un’istruttoria aperta dal magistrato russo Stepankov avrebbe accertato che solo dal 1971 al 1990 il Partito Comunista Italiano avrebbe ricevuto oltre 47 milioni di dollari da Mosca (valore dell’epoca). E i magistrati italiani che hanno indagato su questo scandalo hanno dovuto chiudere l’inchiesta pur sussistendo concludenti e persuasivi elementi sulla rilevantissima e operante invocata contribuzione del Pcus al Pci…

Come dire: una mano lava l’altra ed entrambe fregano il popolo italiano.

Quanto ci costa questo paradiso di libertà e di democrazia nel quale abbiamo la fortuna di vivere? Cifre da pazzi, che sarebbe veramente interessante confrontarle con quelle dell’infame Regime.

Siamo arrivati a giorni più recenti, giorni che hanno visto il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione degli uomini della sua scorta. Un mistero che rivela, però, la demoniaca capacità di uomini maestri di intrighi, di corruzione, di spietata determinazione, il cui unico scopo è il mantenimento del potere: quel potere che è stato loro affidato dai “liberatori”.

Questo è stato possibile grazie all’eliminazione di quell’apparato che per almeno vent’anni li aveva allontanati dalle leve di gestione.

Qualche amico, che ha avuto la cortesia di leggere sino a qui, potrebbe essere tentato di chiedermi se “in quel periodo” ci furono scandali simili. Senz’altro no! Il più noto vide primo attore (erano gli anni 1928-1929) l’allora Podestà di Milano, il fascista Belloni che, approfittando della sua carica, fece approvare un piano regolatore edilizio che prevedeva la demolizione di alcuni edifici nella zona intorno al Duomo. In combutta con alcuni amici e parenti, fece acquistare, a prezzi stracciati, quelle proprietà “condannate”. Come seconda operazione il Belloni fece modificare il precedente piano così da salvare quegli edifici da lui e dagli amici acquistati. Se la truffa fosse andata in porto i “malandrini” avrebbero potuto godere di grandi ricchezze immobiliari. Fu Farinacci che denunciò il losco affare direttamente a Mussolini, il quale – è noto aveva, fra gli altri, il grave difetto caratteriale quasi maniacale di rispettare il pubblico denaro – denunciò i truffatori alla magistratura. Belloni e gli altri furono condannati a pene carcerarie pesantissime, pene tutte interamente scontate in carcere.

Esattamente come oggi… Vero?

Devo una spiegazione al “ne godo”, come dal titolo; una premessa: sono per carattere un po’ incazzato. La Provvidenza ci aveva mandato un uomo onesto e costruttivo. Gli italiani lo hanno assassinato e il suo corpo appeso per i piedi e, ancora oggi, vilipeso.

Ecco perché quando assisto a ruberie e furberie dei politici ne godo.

E pensate che ancora oggi c’è gente che festeggia il 25 aprile la data della liberazione.

Voglio ricordare quanto ebbe a dire il deux ex machina della mascalzonata dei Trattati di Versailles, il Presidente venuto da Oltre Oceano Thomas Woodrow Wilson nel corso di una serie di lezioni ai ragazzi americani alla Columbia University: “Dal momento che il commercio ignora i confini nazionali e il produttore preme per avere il mondo come mercato, la bandiera della sua nazione deve seguirlo e le porte delle nazioni chiuse devono essere abbattute. Le concessioni ottenute dai finanzieri devono essere salvaguardate dai ministri dello stato, anche se in questo, venisse violata la sovranità delle nazioni recalcitranti… Vanno conquistate o impiantate colonie, affinché al mondo non resti un solo angolo utile trascurato o inutilizzato”.

Molto esplicito, è vero?

Avrei molto da aggiungere.

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it 338 8158280