La Grecia balla coi lupi

I banchieri d’affari.
I “mecenati” delle varie Goldman & Sachs, speculano sull’insolvenza di Atene e di Lisbona slegando i propri cani da guardia, le cosiddette agenzie di rating (Standard & Poor’s, Moody’s, Fitch).
E dire che i 40 miliardi di debito della Grecia – che a colpi di usura diventeranno il doppio – sarebbero cifre più che sostenibili da una solidarietà vera da parte dell’Europa.
Per noi, poi, il conto è facile facile: il debito greco è soltanto 5 volte quello del solo Comune di Roma.
Usciamo dall’euro, please

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Fake facebook profiles by Primit

Ogni volta che c’è polemica sul Primit con alcuni sostenitori dell’associazione a scopo di lucro mascherata dalla dicitura “onlus”, e quando, molto spesso, meglio dire sempre, alle mie accuse non sanno più che rispondere, per quanto poco sia sufficiente scrivere, quatto quatto arriva alla discussione lo sconosciuto, con nome di fantasia, con un profilo palesemente falso, privo di note, una sola foto insignificante, iscritto a pochi gruppi inutili, a volte donna a volte uomo, zero informazioni personali, fare il fake costa energia e tempo.

So chi è il RE dei fake, sua maestà imperiale del falso ideologico.

Super esperto nella diffamazione e degli attacchi personali, già querelato per diffamazione a mezzo pubblicitario internet, che per difendersi da precise accuse e sopratutto dall’accusa di essere un cialtrone è costretto ormai a usare il mezzo del falso profilo per darsi forza nel far credere a altri di essere difeso da un folto numero di soggetti e sopratutto temendo un’altra querela che aggraverebbe la posizione giudiziaria, il cialtrone è costretto al travestimento.

Quanto state apprendendo da questa nota lo potrete verificare di persona leggendo cosa il cialtrone risponderà alle vostre domande sulla vericidità delle mie affermazioni, vi toglierete ogni dubbio.

Avversate il Primit nel vero, state certi che arriva il cialtrone a difendere il suo lurido e ignobile interesse del 5×1000 e quote associative, vi dirà che l’iscrizione è gratuita.
rispondete: come puo essere gratuita se vi chiede di versare 120 euro, essendo anche disposto ad accettare i pagamenti rateali mensili di 10 euro, questo è scritto nello statuto, lo ha scritto lui durante l’orario di lavoro.

Il cialtrone, con il volto sempre più uguale al deretano, molto conosciuto nell’ambiente, infatti tutti gli autorevoli sulla questione signoraggio lo tengono alla larga ritenendolo il maggior responsabile avendo in groppa il peso della gravissima responsabilità, perchè, se la questione signoraggio non fa passi avanti o ne fa pochi è dovuto al fatto che il soggetto non ha alcun interesse che la questione si risolva, altrimenti che cazzo farà in futuro, di cosa vi parlerà? Del massacro delle foche? Di cui giustamente non gli frega un assoluto niente. Sembra che rema a favore, ma in realtà rema contro, rema dalla parte del banchiere per mantenere lo status quo di lotta permanente e poi non vorrete credere che basti lui e la sua associazione di 4 gatti benchè assetati di sangue per poter risolvere la questione? Il cialtrone vorrebbe che voi gli crediate e chi si associa è evidente che si è bevuto le evidenti stronzate.

Diversamente come potrà sfilare dalle tasche degli ingenui 120 euro all’anno per farli sentire partecipi e costringerli con la pressione psicologica alla lotta del secolo facendoli rischiare prima o poi di prendere la congrua dose di poliziesche manganellate.

I poveri ingenui che si aggrappano al cialtrone che abilmente strumentalizza, soffrono più o meno del male sociale del nostro tempo, il panschiavismo, che li costringe alla levataccia quotidiana, al pendolarismo, alle umiliazioni sul posto di lavoro.
Al contrario, il grande capo cialtrone vive da privilegiato, essendo il percepitore per eccellenza del “reddito di cittadinanza”, vi spiego meglio, quando un soggetto percepisce uno stipendio pagato da una pubblica amministrazione per non fare un cazzo tutto il giorno se non giocare al computer, voi come lo chiamereste il reddito di questo tipo di cittadino stronzo?

Invece l’ingenuo, per avere alla fine del mese 4 spiccioli deve contribuire al DEBITO PUBBLICO rompendosi la schiena e i coglioni per mantenere i privilegi di questi cialtroni che furbescamente tacciono e nascondono le loro incoerenti posizioni.

Ho scoperto che molti dei miei contatti facebook, prima di arrivare a me, hanno avuto la sfortuna di inciampare nel cialtrone, mi farebbe piacere leggere la vostra esperienza. Alcuni di voi mi dicono di lasciare perdere, è meglio ignorarlo, la penso in questo modo, Citazione: di Edmun Burke, “perche’ il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione”.

Desidero che le persone per bene evitino le brutte esperienze.

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Primit? ghiaccio al sole

“na sola”

120 euro all’anno di quota associativa ma gratuita, ossia se non puoi o non vuoi pagare le vacanze al presidente e vicepresidente, vengono di persona sotto casa a vedere se hai la parabola sul balcone, che automobile usi per rigartela, se poi vedono che butti per terra dei mozziconi di sigaretta te la rigano il doppio, perchè se hai il vizio del fumo, non paghi il Primit? Questi sono i ragionamenti del piangina, l’anello mancante tra l’essere umano e la scimmia.

Cos’è il signoraggio?

Chiedetelo al pastasciutta, è lui l’unico al mondo ad averlo capito, lo spiega bene con calma.

Provate a mandargli una mail con la richiesta di spiegazioni sulla questione, sarà felice di rispondervi.

Sono curioso di sapere cosa vi risponde.

Pubblichiamo le risposte nei commenti?

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La truffa dell’8X1000

Per chi fosse interessato a leggere nel dettaglio come è stata impostata la truffa dell’8 per mille, pubblico la nota seguente:
(chi vuole può diffonderla)

Ci avviciniamo alla scadenza per la dichiarazione annuale dei redditi e si ripropone quindi, per ogni contribuente, la scelta sulla destinazione dell’otto per mille dell’Irpef: a favore dello Stato, della Chiesa cattolica o delle altre confessioni religiose (Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane, Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia)?

Intanto, è bene subito sfatare un luogo comune: il contribuente, con la sua firma, non sceglie a chi destinare una porzione del suo Irpef, ma vota per la ripartizione del gettito derivante dall’otto per mille dell’Irpef di tutti i contribuenti. In parole povere, la scelta di un contribuente con un reddito annuo di 20 mila euro pesa come quella di uno che ha un reddito dieci o 100 volte maggiore. Valgono, insomma, le persone, non i loro redditi.

Il meccanismo di distribuzione dell’otto per mille però contiene un’altra insidia, anch’essa mai pubblicizzata dai media e dallo stesso Stato, che riguarda il modo in cui vengono considerate le scelte non espresse dai contribuenti. Attestandosi sul 60% circa del totale, le ‘non scelte’ possono condizionare fortemente la distribuzione del gettito e, in effetti, è quello che succede.

La ripartizione delle scelte non espresse è proporzionale alle preferenze espresse. Per spiegare meglio il meccanismo, prendiamo come esempio i dati della dichiarazione dei redditi 2001 (gli ultimi noti). Il 60,4 % dei contribuenti non ha espresso alcuna preferenza, il 34,56% ha firmato per la Chiesa cattolica, il 4,07% per lo Stato, lo 0,5% per i Valdesi e il rimanente 0,46% per le altre confessioni.

A fronte di queste scelte, la distribuzione del gettito è stata la seguente: 87,25% alla Chiesa Cattolica, 10,28% allo Stato, 1,27% ai Valdesi e il restante 1,2% alle altre confessioni.

In sostanza, chi non firma per destinare quota parte dell’Irpef si affida alle scelte degli altri, generando l’assurdo che la Chiesa cattolica, indicata da circa il 35% dei contribuenti, riceva più dell’80% dell’intera cifra, il cui valore annuo è stimabile intorno al miliardo di euro. Un cifra che potrebbe essere utilizzata per l’istruzione, per finanziare la ricerca, o come sussidio al lavoro.

E’ interessante, a questo punto, capire il perché lo Stato ha istituito il meccanismo dell’otto per mille.

Dalla entrata in vigore dei Patti lateranensi (1929) e fino alla revisione del Concordato ad opera del Governo Craxi (1984), i preti della Chiesa cattolica ricevevano dallo Stato italiano la cosiddetta ‘congrua’, uno stipendio mensile come risarcimento per i beni confiscati alla Chiesa con l’annessione di Roma al Regno d’Italia nel 1870 che segnò la fine del potere temporale dei papi. Con la revisione del Concordato, la congrua fu convertita in quota parte del gettito fiscale annuo, l’otto per mille dell’Irpef per l’appunto, ed elargita dallo Stato alla Cei, alle varie confessioni religiose che ne facessero richiesta o allo Stato stesso per scopi sociali o assistenziali.

Ogni tre anni una commissione potrebbe rivedere la percentuale di gettito Irpef da destinare, ma finora non è mai stato fatto, nonostante la crescita del reddito degli italiani abbia sempre più ingrossato il paniere (dai 398 milioni di euro del 1990 siamo passati al miliardo di euro del 2008). Inoltre, le lungaggini parlamentari per l’approvazione di nuovi beneficiari fanno sì che la Chiesa cattolica possa continuare ad usufruire in modo significativo della quota delle scelte non espresse che, come dicevamo, sono la maggioranza.

Ma il contribuente, prima di firmare, dovrebbe anche sapere come viene impiegato questo denaro.

Lo Stato. Dichiara di destinare la sua quota di otto per mille a settori di intervento quali la fame nel mondo, le calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati, la conservazione dei beni culturali. In realtà non è sempre così, sia perché attinge dall’otto per mille per voci di bilancio ordinarie, sia perché parte della quota per la conservazione dei beni culturali viene comunque devoluta alla Chiesa per il restauro di luoghi di culto. Emblematico è ciò che è successo lo scorso anno. Dei quasi 44 milioni di euro di gettito spettanti allo Stato, i 10 milioni destinati ai Beni culturali sono stati devoluti al restauro di immobili ecclesiastici e analoga fine hanno fatto gran parte dei 14 milioni destinati agli “interventi per il sisma in Abruzzo”. Tutte ristrutturazioni che avrebbero dovuto essere finanziate dal fondo “edilizia di culto” compreso nella quota di 8 per mille destinata alla Chiesa.

Insomma, scegliere lo Stato significa spesso scegliere la Chiesa cattolica, anche se la maggior parte dei contribuenti ne è all’oscuro.

La Chiesa cattolica. Beneficiaria di oltre l’80% del gettito, è l’unica ad avere i mezzi per una campagna pubblicitaria battente che punta l’attenzione – prima della scadenza delle dichiarazioni – sulla solidarietà e gli aiuti al Terzo mondo. In realtà, la Chiesa spende circa il 20% della cifra in beneficenza, circa il 35% per gli stipendi del clero e il rimanente 45% è destinato alla voce non meglio definita ‘esigenze di culto’. Chi crede quindi di fare una scelta di solidarietà casca, anche qui, male.

L’Unione delle Chiese metodiste e valdesi. I Valdesi destinano tutto l’ammontare della loro quota a progetti di natura sociale e assistenziale e forniscono un resoconto dettagliato dell’impiego dei fondi. Merita menzione la campagna ‘Facciamo qualcosa di laico’ effettuata con i proventi dell’otto per mille del 2008 e dedicata allo sradicamento della discriminazione basata sulla diversità (di razza, di genere). La rimanente cifra è stata impiegata per finanziare oltre 200 progetti, in Italia e all’estero. Due di questi, in particolare, sono per la ricerca sulle cellule staminali.

Il Sinodo ha stabilito che i fondi ricevuti non siano utilizzati per fini di culto ma unicamente per progetti di natura assistenziale, sociale e culturale. Ha deliberato inoltre che una quota corrispondente al 30% dell’importo totale dei fondi ricevuti dal sistema dell’otto per mille sia devoluta a sostegno di progetti nei Paesi in via di sviluppo “da realizzarsi in collaborazione con organismi internazionali sia religiosi che laici”.

Le altre confessioni. L’Unione delle comunità ebraiche italiane utilizza i fondi per formazione culturale, tutela delle minoranze e attività sociali; l’Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno per interventi sociali, umanitari e culturali sia in Italia che all’estero; la Chiesa Evangelica Luterana in Italia alle spese di evangelizzazione, agli stipendi dei ministri di culto, ad opere sociali, alle missioni, a iniziative culturali e spese di amministrazione; le Assemblee di Dio in Italia utilizzano l’otto per mille esclusivamente per progetti culturali e di solidarietà, in Italia e all’estero.

Cosa può fare il cittadino. Innanzitutto una scelta oculata e informata, cercando così di ridurre al minimo l’ammontare delle scelte non espresse che condizionano tutto il meccanismo. Ognuno dei destinatari dell’otto per mille pubblica su internet le sue ‘intenzioni’, anche se molto spesso poco chiare e, soprattutto, non documentate. In secondo luogo, pretendere che vengano pubblicati in dettaglio i resoconti di impiego della cifra spettante. In terzo luogo, cercare di partecipare attivamente alle numerose inziative che – ad oggi senza alcun seguito – hanno cercato negli anni di abbattere un meccanismo discriminatorio che vede come beneficiario principale un solo soggetto, o almeno di far pressione per inserire nell’elenco delle destinazioni possibili voci di spesa fondamentali che lo Stato assottiglia sempre più. Una fra tutte, la ricerca scientifica, vessata da anni di tagli e riduzioni. Come se la salute e il progresso scientifico meritassero molta meno attenzione economica di quella elargita a piene mani dallo Stato ai luoghi di culto, per altro di una sola religione.

Scritto da Cecilia M. Calamani – Cronache Laiche

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Capire il signoraggio

Lo scopo di divulgare opere, che rimangono in genere sconosciute al Cittadino, proprio a causa dell’omertà di coloro che hanno interessi nell’occultazione della Sua Sovranità e nella produzione di panschiavismo.
Mentre costoro oggi difendono banche e banchieri, cioè i manipolatori del capitale italiano, dovremmo incominciare ad occuparci di tali opere, in quanto in esse sono riscontrabili eventi illuminanti e sintomi precisi del cancro sociale rappresentato dagli istituti bancari a livello mondiale.

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LAVORATORE, ti hanno fottuto!

QUESTO ARTICOLO E’ DEDICATO A QUEI LAVORATORI CHE PERDERANNO IL LAVORO

“I comunisti che controllavano il CLNAI, come primo atto ufficiale, addirittura il 26 aprile, proprio mentre si continuava a sparare ed era iniziato l’olocausto nero, abolirono la “Legge sulla Socializzazione”. E questo per ripagare i grandi industriali che avevano finanziato la Resistenza. Fu il capolavoro di Mario Berlinguer, il padre di Enrico, il grande capitalista, super proprietario terriero.
Era iniziata la beffa ai danni dei lavoratori”.

Ed ora, caro lettore, leggi la motivazione: Considerata l’alta sensibilità politica e nazionale delle maestranze e il carattere antinazionale e demagogico della pretesa socializzazione fascista (…”. Queste parole le leggerei in modo che segue: “Mario Berlinguer, essendo un superproprietario terriero, ha curato i propri interessi, interessi che sarebbero stati intaccati dalla Legge sulla Socializzazione, allora approfittando della “nessuna sensibilità politica e nazionale delle maestranze e della loro ignoranza”, in nome della democrazia e della libertà ha riconsegnato i lavoratori all’arbitrio del capitale”.

Mi sbaglio?

Benito Mussolini nell’ultima intervista (che passa come il suo testamento politico) rilasciata al giornalista Gian Giacomo Gabella, fra l’altro disse: “Il colmo è che i nostri nemici hanno ottenuto che i proletari, i poveri, i bisognosi di tutto, si schierassero anima e corpo dalla parte dei plutocrati, degli affamatori, del grande capitalismo”. Dopo quattro giorni venne assassinato (e ancora oggi non si sa come!) e il suo corpo appeso per i piedi a Piazzale Loreto.

Pochi giorni prima, esattamente l’11 marzo, Nicola Bombacci, uno dei fondatori del Pcd’I (Partito Comunista d’Italia) parlando al Teatro Universale, di fronte alle commissioni interne degli stabilimenti industriali, fra l’altro disse: “Il socialismo non lo farà Stalin, ma lo farà Mussolini che è socialista(…”. Ma già in precedenza, a dicembre 1944, Bombacci visita la Mondadori, già socializzata traendone sorpresa ed emozione, così scrisse a Mussolini: “Ho parlato con gli operai che fanno parte del Consiglio di gestione, che ho trovato pieni di entusiasmo e compresi di questa loro missione. Hanno detto che gli utili di questi primi mesi ammontano a circa tre milioni”.

Tra la fine di quell’anno e i primi mesi del successivo parla a Como, Busto Arsizio, Pavia, Venezia, Brescia, privilegiando sempre il contatto con il mondo del lavoro.
Decisamente più significativa l’assemblea tenuta il 13 marzo allo stabilimento industriale dell’Ansaldo di fronte a più di un migliaio di operai. Bombacci parla di conquiste sociali operate dal fascismo, raffronta le condizioni del lavoro italiano con quelle degli altri Paesi e continua: “Fratelli di fede e d lotta, guardiamoci in viso e parliamo pure liberamente: voi vi chiederete se io sia lo stesso agitatore socialista, comunista, amico di Lenin, di vent’anni fa. Sissignori, sono sempre lo stesso, perché io non ho rinnegato i miei ideali per i quali ho lottato e per i quali, se Dio mi concederà di vivere ancora lotterò sempre. Ma se mi trovo nelle file di coloro che militano nella Repubblica sociale italiana, è perché ho veduto che questa volta si fa sul serio e che si è veramente decisi a rivendicare i diritti degli operai”. Iddio non concesse a Bombacci di vivere ancora per molto: poco più di un mese dopo fu allineato a ridosso del muretto di Dongo insieme ad altri compagni di fede e fucilato dai partigiani. Poco prima della scarica, alzò il braccio nel saluto romano e gridò: “Viva il socialismo”.

Ora tu, operaio di Termini Imerese che fra poco non avrai più il lavoro, ringrazia Mario Berlinguer e i suoi compagni, essi ti hanno tolto la possibilità di godere della “ripartizione degli utili, destinandoli in parte ai lavoratori”. Il testo così continua: (Il Consiglio di Gestione) decide inoltre sulla stipulazione dei contratti di lavoro aziendali con le associazioni di lavoratori e su ogni (attenzione! Questo compete a te, licenziando) altra questione inerente alla disciplina e alla tutela del lavoro nelle imprese”. In altre parole, caro lavoratore che stai per perdere il posto di lavoro, Mussolini, con la legge sulla Socializzazione, ti faceva compartecipe, insieme al dirigente e al proprietario dell’azienda, non solo alla partecipazione degli utili, ma anche alla gestione dell’azienda.

Questa Repubblica nata dalla Resistenza, nella sua Costituzione riconosce, nell’articolo 46 attesta: “Ai fini della evoluzione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la repubblica riconosce il diritto (sic!) dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalla leggi, alla gestione delle aziende”. È trascorso molto più di mezzo secolo da quelle enunciazioni, tu, operaio che hai perso il lavoro ne hai più sentito parlare? Perché?
Non te lo sei mai chiesto? Allora proverò a spiegartelo io e sfido chiunque a contestarmi: ripropongo quanto sopra ho scritto, e cioè: i vari “Mario Berlinguer, essendo un superproprietario terriero, ha curato i propri interessi, interessi che sarebbero stati intaccati dalla Legge sulla Socializzazione, allora approfittando della “mancanza di sensibilità politica e nazionale delle maestranze e della loro ignoranza”, in nome della democrazia e della libertà ha riconsegnato i lavoratori all’arbitrio del capitale”.

Tu, lavoratore, potresti obiettare che quel che era valido settanta anni fa, oggi non lo è più. Riporto un pensiero dell’avvocato Manlio Sargenti: “L’idea della partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’azienda del processo produttivo e, più ampliamente, al governo dello Stato è, a mio avviso, più che mai valida come unica alternativa ad una esperienza comunista dimostratasi fallimentare e ad una soluzione liberaldemocratica dei problemi della società e dello Stato che rivela ad ogni passo le proprie contraddizioni. È un’idea per il futuro, per la quale bisognerebbe combattere (…)”.

A te lavoratore di Termini Imerese e a tutti coloro che si trovano nelle stesse tue condizioni, desidero farti osservare un’ultima cosa: se la tua azienda fosse stata socializzata, solo tu avresti potuto considerare la chiusura, perché oltre al proprietario, anche tu saresti stato compartecipe alla proprietà dell’azienda. Ora sai chi devi ringraziare delle tue sventure: il compagno Berlinguer e tutti coloro che ti avevano promesso il paradiso rosso, tutti compagni che altro non erano se non scherani del grande capitale plutodemocratico.

Quel che ho scritto ripetutamente, lo ripeto: “Sei stato truffato”, e questa truffa si perpetua da quasi settant’anni.

Sveglia salariati!

Banksters. Un po’ di fumo negli occhi

Anche nella patria dei banksters qualcosa si muove.
La Goldman & Sachs, la potente banca d’affari protagonista di scempii sociali e finanziari e della bancarotta delle produzioni nazionali di mezzo mondo, è sotto accusa negli Stati Uniti per frode. Le sue azioni colano a picco perché la Sec, l’organo di controllo federale sulle borse Usa, ha accusato la Goldman di aver creato e venduto prodotti finanziari “collaterali” – detti “cdo” – fasulli e di più che dubbio rendimento agganciati a quei mutui subprime che nell’autunno 2008 hanno travolto e devastato le economie anglo-americane trascinando a ruota nel disastro mezzo Occidente.
Siamo tuttavia certi che dopo l’attuale clamore di “propaganda” farà seguito la consueta doccia fredda del prevedibile “nulla di fatto” e cioè del salvataggio della banca dei banksters (non a caso le famiglie Goldman-Sachs e Schapiro – Mary Schapiro è l’attuale governatrice della Sec, nominata qualche mese fa da Obama – sono strettamente collegate).
Tuttavia, a esclusivo beneficio dei nostri lettori, vogliamo ricordare qui brevemente, a futura memoria, tre o quattro eventi e alcuni protagonisti delle performances della Goldman & Sachs.
1869. Fondata da Marcus Goldman. 27 anni dopo, associato il genero Samuel Sachs viene quotata al New York Stock Exchange.
1929. La G%S è già una delle quattro cinque istituzioni finanziarie che governano Wall Street. Rischia il fallimento per aver piazzato “fondi di investimento” privi di rendita. L’anno dopo il socio partener Sydney Weinberg ristruttura l’istituto di lucro che indirizza le sue attenzioni alle aziende e ai servizi. Inventa obbligazioni (prestiti a usura) che intervengono, per fare profitti, sui bilanci e sulle casse dei Comuni Usa. La nuova “guida” degli anni ‘50, Gus Levy, crea il marchingegno della compravendita “serrata” di azioni diretta a rastrellare il risparmio di piccoli investitori privati.
Negli anni ‘80 diventa la principale “consulente” per “aiutare” i processi di privatizzazione delle aziende pubbliche nel mondo.
1992. “Gita” nel Britannia, il panfilo della Regina, al largo di Civitavecchia. Assieme all’anfitrione governatore d’Inghilterra e al proprio “agente” Georges Soros, ospiti gli Andreatta, i Draghi e gli altri nomi eccellenti della nascente “seconda repubblica italiana”, pianifica un mega-profitto sulla speculazione sulla lira, che verrà svalutata – misteriosamente troppo tardi – da Ciampi, e uscirà dallo Sme. Quindi avviene il sacco più totale delle grandi aziende strategiche italiane, dalle tlc ai trasporti, all’energia, tutte svendute e privatizzate al peggior offerente. Operazione che verrà pianificata anche in altre nazioni del mondo, in Europa (contro la sterlina) e nell’Asia del sud est (Soros verrà condannato a morte in Malesia per tali operazioni).
Qualche altro nome noto, della sua organizzazione.
Naturalmente Mario Draghi, l’attuale governatore di Bankitalia, vicepresidente di G&S; Romano Prodi, “consulente”; Mario Monti (già commissario Ue); Massimo Tononi (sottosegretario del governo Prodi); Gianni Letta (sottosegretario del governo di Berlusconi. E poi un elenco senza fine di governanti Usa: da Robert Rubin a Henry Paulson, da Robert Zoellich e William Dudley (Fed) e così via.
Ora i suoi titoli stanno andano a picco.
Peccato che, passata la tempesta, verrà salvata.

U.G.

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