Il popolo di Grecia contro l’usura

Respinge la ricetta lacrime e sangue del governo di Atene succube dell’Ue, della Bce e del Fmi

Un atto di sovranità

La Grecia è stata ieri completamente paralizzata da uno sciopero generale contro le misure di austerità pianificate dal governo in ossequio ai diktat monetaristi di Bruxelles, della Banca centrale europea e del Fmi.
E’ stata la seconda risposta unanime in quindici giorni di tutti i lavoratori greci, pubblici e privati, alle follie di una banda di banksters, agenti della finanza anglo-americana, che vorrebbero abbattere le economie sociali di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna – definiti sprezzantemente “pigs”, porci – per coprire il dissesto finanziario atlantico.
Voli, treni, servizi pubblici cancellati, scuole chiuse, negozi sbarrati, uffici deserti.
Così il popolo greco ha protestato duramente ieri contro le manovre finanziarie volte a distruggere lo stato sociale ellenico.
Nelle mille manifestazioni che si sono svolte in tutta la Grecia la protesta è stata unanime: “Via le mani dalle pensioni, no alle stangate, tassate i ricchi”, gridavano i dimostranti.
Il governo di Atene, da settimane nella morsa dell’usura internazionale, aveva annunciato un nuovo “pacchetto” di misure anti-sociali: dal congelamento di qualsiasi rivalutazione degli stipendi, all’eliminazione di una indennità annuale per i dipendenti pubblici, ai tagli alle pensioni e all’incremento delle tariffe dei servizi pubblici, carburanti inclusi, a un aumento del 2 per cento della pressione fiscale.
“Cos’altro vogliono tagliare – ha dichiarato un lavoratore della scuola – l’aria che respiriamo?”
La “cura” imposta ad Atene per l’aumento del suo debito pubblico (500 miliardi di euro) è frutto di manovre speculative delle banche d’affari internazionali, che vogliono acquistare al ribasso le obbligazioni dello Stato per poi speculare al rialzo e fare profitto.
Un’offensiva scatenata da Wall Street e dalla City. Per nascondere la propria stessa bancarotta finanziaria.

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Se lo dice lui…

George Soros, il Filantropo.
George Soros il Buon Samaritano.
Era d’obbligo, la parola spettava appunto a questo signore, il Regista per antonomasia della speculazione finanziaria internazionale, l’acquirente al ribasso delle valute considerate più deboli con il denaro anticipato dalla Goldman&Sachs (come aveva fatto per la lira svalutata nell’Italia del 1992 o nella Malesia del 1997. Premiato dall’Italia di Prodi con una laurea honoris causa e dalla Malesia di Mahatir con una condanna a morte…).
Il nome di questo signore – definito dalla “libera” stampa “imprenditore”, “politico liberale”, “promotore di rivoluzioni colorate”, “filosofo” ungherese (ebreo) naturalizzato statunitense, e naturalmente “filantropo” – era stato citato nelle analisi sulla crisi monetaria innescata dal debito della Grecia. Si sussurrava sulla presenza della sua longa manus nell’iniziato rastrellamento dei titoli deprezzati del debito pubblico di Atene, da negoziare e rivendere poi allo stesso Stato ellenico appena pronto il “piano di risanamento” (decisione assurdamente posticipata al 15 maggio).
Per rafforzare gli attacchi della finanza anglo-americana all’euro, (in specie ai “pigs”, di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) non è un caso che il Financial Times abbia lasciato la parola a costui.
Dal titolo del suo commento in poi, è tutta una summa di “consigli del giaguaro” avanzati con voce virginea: “The euro will face bigger test than Greece”, (L’euro dovrà affrontare una prova maggiore rispetto a quella greca) e quindi… ponderati allarmi su un “euro che non ha una gestione politica della sua stabilità” e che non ha un organo di governo (lui lo chiama “il Tesoro”) capace di intervenire “in tempi di crisi”, di “insolvenza”.
Dopo aver lucrato milioni e milioni di dollari grazie al patto scellerato contratto con quella banda di banksters europei che ha volutamente privato l’Ue di una guida politica, George Soros dunque fa finta di bacchettare i suoi antichi complici rei, dice, di “aver costruito l’Europa mettendo il carro (la moneta unica) davanti ai buoi (la gestione politica trainante). Ma qual è la ricetta sottintesa da Soros per il futuro dell’eurozona? La creazione di un governo dell’economia e della finanza dell’Ue capace di “intervenire”, di “imporre tasse” per risolvere le crisi.
Già. Leggiamo quanto propone per risolvere il debito greco. Un indebitamento, si badi bene, quasi del tutto “interno” e quindi facilmente risolvibile perché non affetto da speculazioni esterne. “La soluzione” dovrebbe essere, secondo Soros “l’emissione congiunta – europea – e severamente garantita di eurobonds per il 75 per cento del debito in maturazione per il periodo di intervento”. Una soluzione, cioè, di fatto simile a quella già sperimentata dall’Italia degli Amato e dei Ciampi, dal ‘93 in poi. Con tutta la serie di stangate fiscali conseguenti che hanno impoverito lo Stato (costretto a dimettere tutti suoi gioielli produttivi, dalle telecomunicazioni ai trasporti all’energia) e gli stessi cittadini italiani.
E poi la bordata finale. Secondo il Filantropo, la Grecia potrà forse trovare una soluzione alla sua crisi ma cosa accadrà a “Spagna, Italia, Portogallo e Irlanda”? Come farà a sopravvivere la moneta unica?
Insomma Soros e gli organi della City e di Wall Street proseguono la loro offensiva contro i “pigs”. I paesi “porci” o “fragili” dell’Ue.
Lanciando tali allarmi tentano di renderli ancora più deboli. E frenando Germania o Francia da interventi in favore della Grecia, nessuno si muoverà certo in favore degli altri quattro Stati che la speculazione finanziaria ha deciso di spolpare.
Un fuoco di sbarramento preventivo, dunque. Così che nessuno si permetta di fare i conti con chi manovra la speculazione finanziaria internazionale o con i capisaldi veri dell’indebitamento occidentale: gli Stati Uniti d’America e la Gran Bretagna.
U.G.

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SADDAM HUSSEIN E LE INVASIONI BARBARICHE

“Se avessi saputo che Saddam Hussein non possedeva armi di distruzione di massa, avrei trovato un’altra motivazione per sopprimerlo” – (Tony Blair)

Mi trovo lontano dall’Italia, quindi non so se la Rai/TV ha trasmesso, come invece è avvenuto in Australia, un reportage riguardante la deposizione dell’ex Primo Ministro inglese Tony Blair chiamato a giustificare l’aggressione angloamericana in Iraq.
Premessa essenziale: riconosco che Saddam Hussein non è stato un santo (cristianamente inteso), ma un dittatore che ha usato sistemi orientali (d’altronde tale era) per ottenere la pacificazione del suo Paese, oppresso dall’odio secolare e fanatico di etnie che si odiavano e si combattevano compromettendo la stabilità dell’Iraq che, d’altronde, non aveva mai avuta. E Saddam Hussein raggiunse lo scopo: l’Iraq era sulla strada di divenire un Paese tranquillo e, in un certo senso, occidentalizzato.
Ma l’Iraq aveva un problema non indifferente: il suo sottosuolo era ricco di petrolio e questa ricchezza mosse la cupidigia degli “Angeli del Bene” e dei loro cagnolini.
Rcorderete come si giunse all’invasione barbarica di quel Paese; Paese che possedendo un territorio, una popolazione, una propria moneta, che ospitava ambasciate straniere e aveva ambasciate in ogni altro Stato del mondo era riconosciuto come Stato Sovrano e, quindi, godeva di ogni diritto che dette caratteristiche gli conferivano.
Una seconda premessa è essenziale: come tutti i lettori ben sanno, le così dette “armi di distruzione di massa” erano e sono in possesso della Gran Bretagna, di Israele e, soprattutto, degli Stati Uniti d’America (oltre che di altri Paesi) i primi tre citati, le hanno anche usate: Israele a Gaza contro popolazioni inermi inondando quel territorio con bombe al fosforo e con proiettili ad uranio impoverito, e gli Stati Uniti portatori di libertà e democrazia in ogni parte del mondo, senza dimenticare le due bombette che resero felici gli abitanti di Hiroshima e Nagasaki.
Tony Blair è stato sottoposto, nei primi giorni di febbraio di quest’anno, ad un’indagine condotta dalla Commissione Chilcot, sulle cause che determinarono l’invasione, nel 2003, di un Paese sovrano: l’Iraq.
Certamente a fianco di Tony Blair dovevano sedere altri coimputati, come George Bush, i cagnolini fedeli come Berlusconi (e i precedenti governi italiani), e una decina di altri rappresentanti che affiancarono i due principali gangsters all’assalto della diligenza iraqena. Ma voglio fermarmi su quanto ho ascoltato dalla televisione australiana (il governo australiano è colpevole degli stessi reati), cioè sulle risultanze della Commisione Chilcot .
Tony Blair doveva rispondere sulle cause che determinarono l’intervento della Gran Bretagna nell’invasione dell’Iraq e, di conseguenza della morte di 700 mila irakeni e di 179 soldati britannici.
Nessun rimorso, è stata la risposta di Blair, anzi ha sostenuto che il mondo doveva essergli riconoscente perché Saddam Hussein “era stato un mostro” e che (ascoltate, ascoltate): “Egli poteva acquistare armi di distruzione di massa”. Molti lettori ricorderanno come erano andate le cose, cioè, dato che gli Angeli del Bene non possono fare guerre se non per giusta causa, se questa viene a mancare, la giusta causa si deve organizzare. L’Angelo del Bene primo della classe identificò in Saddam Hussein l’organizzatore dell’attentato del settembre 2001 alle Twins Towers, mistificando ogni verità in quanto gli esecutori dell’attacco, come la CIA stessa riconobbe, erano sauditi, cioè sudditi del Governo amico degli Usa. Ma la farsa, tragica, si arricchisce di altri contorni che solo un gangster può concepire: Saddam Hussein è in possesso di armi di distruzione di massa, cioè – e non mi stancherò mai di ricordarlo – di quelle armi di cui l’Amministrazione statunitense possedeva a migliaia. A questa accusa Saddam Hussein rispose che non disponeva quelle armi ed è disposto ad ospitare una Commissione, libera di indagare ovunque. La Commissione venne organizzata ed inviata in Iraq. Non ricordo quante settimane stette sul posto, ma dopo ampie indagini la risposta fu che di quelle armi in Iraq non c’era neanche l’ombra.
Armi o non armi, rimaneva il fatto che l’Iraq possedeva un sottosuolo ricco di petrolio e gli Angeli del Bene e i loro cagnolini decisero che era l’ora di andare a liberare quel popolo oppresso da una feroce tiranno.
Torniamo ora alla Commissione Chilcot
Tony Blair dinanzi alla Commissione attestò che:
la sua immediata decisione di seguire ogni azione che avessero intrapreso gli Usa, dopo i fatti del 9 settembre 2001, era giusta; una risoluzione, circa l’attacco all’Iraq delle Nazioni Unite, era politicamente desiderabile, ma non politicamente necessaria; ancora oggi esiste una certezza “al di là di ogni dubbio” sul possesso delle armi di distruzione di massa da parte di Saddam Hussein, ed insiste sull’attendibilità di quanto ha sostenuto; sul fatto che quelle armi non furono mai trovate, lo ha giustificato col fatto che potrebbero essere state distrutte in 45 minuti; ha rivelato che all’ultimo minuto ha rifiutato un espediente offerto dagli Usa per evitare di inviare truppe inglesi in Iraq.
Tony Blair, contrariamente al suo carattere, appariva dinnanzi alla Commissione piuttosto nervoso e con mani gesticolanti. In pratica terminò la sua deposizione con questa pesante dichiarazione: – (…). If he had known Saddam had no WMD (armi di istruzione di massa), he would simply found a different argument for toppling him>. Cioè: – (…). Se egli avesse saputo che Saddam non avesse posseduto armi di distruzione di massa, egli avrebbe trovato un’altra motivazione per sopprimerlo-.
Theresea Evan, che ha avuto il figlio Llywelyn, di 24 anni, morto in Iraq ha dichiarato: “Egli ha sorriso e riso, non ha detto nulla di coloro che amavamo. Io penso che Blair sia un bugiardo perché egli lo è”. La signora Evan con la frase: “perché egli lo è” si riferiva al cognome dell’ex Primo Ministro, al quale se si togliesse la “B” rimane Lair che richiama come suono “Liar” (pronuncia “laiar”), appunto “bugiardo” in inglese. Fuori, nei pressi della sede della conferenza, centinaia e centinaia di dimostranti anti-Blair – e fra questi spiccavano i parenti dei caduti britannici – innalzavano appunto cartelli con la scritta “Liar” con la “B” vistosamente cancellata.
“Liar”, più del segugio Blair è stato certamente George Bush e con lui tutti i precedenti presidenti americani lordi di sangue, autori delle recenti decine e decine di invasioni barbariche lanciate in tutto il globo con l’unica intenzione di adempiere alla Dottrina Monroe, dottrina mirante al controllo e possesso dei beni del mondo, di cui l’Iraq è stata solo un passaggio. Quale sarà il prossimo Paese ad essere liberato e con ciò godere di quella grande truffa che si chiama Democrazia made in Usa No problem, con tanti little dogs scodinzolanti e obbedienti, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Con questo non voglio accusare il popolo americano di queste nefandezze, L’uomo americano, in genere è un bambinone che da secoli viene turlupinato da un gruppo di gerarchi della finanza e mandato a morire dove detti gerarchi decidono. Come ha scritto lo storico americano George Crocker: – Nessun popolo è stato tanto bassamente turlupinato come lo è stato quello americano -.
Da quanto sopra detto può apparire che nutro una certa ammirazione per Saddam Hussein e questa impressione è reale. Ho ancora presente con quale coraggio ha affrontato il capestro, anche se si è tentato di umiliarlo legandolo come un salame, secondo l’american way.
Inoltre, se all’inizio dell’articolo ho scritto che Saddam Hussein “non era un santo ed ha usato sistemi orientali per raggiungere il suo scopo”, noi occidentali, nella nostra storia siamo lindi dagli stessi metodi?
Prima di terminare desidero ricordare che nel 1941 Benito Mussolini inviò in Iraq forze aeree e militari per sorreggere una rivolta del popolo iraqeno contro il dominio inglese. L’operazione fallì per la mancata concertazione dell’operazione. Infatti gli inglesi riuscirono sopprimere i moti rivoluzionari prima che le forze dell’Asse potessero entrare in azione.
Avrei piacere che questo articolo venisse pubblicato anche su qualche giornale iraqeno onde rinverdire l’amicizia che legava i nostri due popoli, e ricordare che non tutti gli italiani sono cagnolini scodinzolanti.

P.S. Una parte di questa nota è stata rilevata, oltre che dalla televisione australiana, anche dal “Daily Telegraph” del 28 febbraio 2010.

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Il Libertino

In tempi di veline, di trans, di nani, di ballerine, di donne-oggetto-spettacolo-da calendario, di escort, di coca e sballo, di impotenza e masturbazioni in video, di viagra e cialis, di massaggiatori e massaggiatrici, di femmine usa e getta e femministe di ritorno, e di tutte le altre varie e simili virtuose beltà, è d’obbligo una ventata di allegria pulita e, quindi, un elogio a Giacomo Casanova.
La sua vita, un tourbillon di avventure, di carcere, di esilio, di duelli, di viaggi, di fughe e, naturalmente, di amori – centoventidue relazioni, con aristocratiche e popolane, borghesi e intellettuali, giovanissime e “spose in Cristo” – fu irripetibile ed è tuttora un’opera d’arte.
Le sue memorie – quei manoscritti dell’ “Histoire de ma vie”, in queste ore entrati nel tesoro della Biblioteca Nazionale di Francia – non soltanto riverberano il fascino e la passione di un uomo che vuole vivere ogni attimo del suo presente, ma aprono, a distanza di due secoli, alla conoscenza dei costumi, dei pensieri, di una società europea alle soglie del trapasso tra modernità e contemporaneità.
Nel suo intimo, quell’uomo che sarà poi universalmente definito “Il Libertino”, era un’anima candida, fuori dal tempo, perché di continuo travolta, appunto, dall’impellente obbligo di “cogliere l’attimo, di “cogliere la rosa” subito, non appena sbocciata, quasi come l’unico possibile antidoto per fermare il tempo dell’esistenza prima di arrendersi al crepuscolo, alla morte.
Una concezione del mondo e della vita, naturalmente, che non ha alcunché di eroico, di sociale, di comunitario. Anzi, una vita da anarca, di individualista, che non vede, non sente, quanto accade attorno al suo io, come dimostrano le inutili conoscenze di un Rousseau o di un Voltaire, di un Federico II di Prussia o di una Caterina la Grande. O la cecità di fronte all’evento epocale di quegli anni, la rivoluzione di Francia.

Lui? Il Libertino.

Loro, quelli/quelle di oggi? Spazzatura.

L.M.

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Una vergogna infinita

I brillanti risultati conseguiti nel mondo intero dalle due ideologie sbandierate dai barbari invasori di 65 anni or sono, pare non abbiano neppure scalfito la tetragona certezza dei continuatori di quelle di aver rappresentato il “bene assoluto” trionfante del “male assoluto”.
Avevano promesso la libertà, e hanno portato l’asservimento generale a quattro strozzini.
Avevano promesso la pace, e hanno portato un susseguirsi ininterrotto di guerre feroci.
Avevano promesso l’eguaglianza, e hanno diviso il mondo in padroni e schiavi.
Avevano promesso il benessere, e hanno ridotto miliardi di persone alla fame (col cellulare in tasca).
Avevano promesso il lavoro, e hanno raggiunto la precarietà e un tasso di disoccupazione mai attinto. Avevano promesso l’onestà, e hanno fatto della corruzione e della rapina la regola generale, cui tutti sottostanno. Avevano promesso la giustizia, e hanno abbandonato la gente alla criminalità organizzata. In aggiunta, hanno reso la Terra invivibile e saccheggiato follemente le sue risorse.
Fossero stati, invece, loro, il male assoluto, che mai avrebbero potuto fare di peggio ?
Bisogna capirli: marci, ladri e incapaci come sono, l’antifascismo è l’unico titolo che sia loro rimasto per tenersi stretti i loro privilegi. E continuano a rotolare sempre più in basso.
Sabato 13 febbraio, erano in programma le esequie di Pio Filippani Ronconi, una delle più alte e luminose personalità, vanto della cultura italiana. Esequie da celebrarsi col rito greco-ortodosso in Roma.
All’epoca dello sbarco alleato a Nettuno, esattamente 66 anni or sono, Filippani, allora ventiquattrenne, sottotenente, fu tra i valorosi che – prima ancora che la R.S.I. fosse fondata – accorsero a battersi a fianco dei Tedeschi, per sbarrare agli invasori la via di Roma. Contesa eroicamente, metro per metro, la strada alle preponderanti forze nemiche, il giovane Pio, insignito della Croce di Ferro, continuò a battersi fino alla fine. Il suo “battaglione Degli Oddi”, aggregato a un reparto di Waffen-SS, fu il primo nucleo di quella che sarebbe divenuta la Legione SS Italiane.
Ma ecco scattare, sessantasei anni dopo, l’eroica controffensiva.
Hanno le antenne sensibili, costoro, o forse la coda di paglia. Riescono a metterci in mezzo persino l’ambasciata russa, che inibisce al povero pope la minima solennità, la celebrazione della messa ortodossa, e qualsiasi onoranza alla salma, salvo una benedizione alla chetichella. Il pericolosissimo cadavere viene impacchettato e portato via in gran fretta, e persino la croce di ferro coperta da un mazzo di fiori. Un gruppo di seguaci del maestro, indignati e disgustati, è costretto a riunirsi in istrada, a feretro già “imbarcato” per una breve commemorazione.
Già. A un ex-SS non spettano neppure le esequie. Alla Roma di Alemanno è stato risparmiato quell’oltraggio. A Pio Filippani Ronconi viene negata una messa. Peggio per lui – commentano i bavosi. Peggio per la messa – commentiamo noi.
No, Pio Filippani Ronconi. Tu resti nei cuori e nella mente di migliaia di italiani degni di questo nome, vivo come non mai.
I miasmi della putredine non ti sfiorano neppure e loro non sono degni neanche di pulire i tuoi stivali.

R.S.

Guido il semplice

Lavorano giorno e notte i tanti avvocati difensori del Cavaliere che popolano lo stivaletto della vergogna. Cambiano gli eventi ma la linea difensiva di questo stuolo di principi, a ore e a cottimo, del foro di Arcore è sempre la stessa. Complotto ordito da giudici comunisti, calunnie costruite a tavolino dagli avversari politici per screditare il premier, indagini ad orologeria che scattano appena si avvicina la campagna elettorale.
Un refrain che va puntualmente in onda ogni qualvolta si apprende dell’esistenza di indagini a carico di Berlusconi o di qualcuno dei suoi umili camerieri travestiti da ministri e sottosegretari.
Ma l’Italietta della cuccagna è un paese devitalizzato e massificato in cui uomini delle istituzioni possono fare e dire di tutto nell’indifferenza di un’opinione pubblica ormai assuefatta alla puzza di marcio.
Accade così che anche lo scandalo che si è abbattuto su Guido Bertolaso e sul suo staff venga etichettato come il solito tentativo da parte di qualche toga rossa di mettere i bastoni tra le ruote al Berlusca o tutt’al più come un colossale equivoco. La festa a base di sesso generosamente offerta a Guido il tuttologo da Diego Anemone diviene una normale seduta di fisioterapia presso il centro benessere Salaria sport village di Roma, che dimostrerebbe anche la semplicità di un uomo potente come Bertolaso. Per il leader della Protezione Civile niente ricercate escort, meglio una più ordinaria strappona. La frase sulla bocca di tutti “se Francesca è disponibile le darei una ripassata…”, sarebbe frutto di un mero lapsus perché, secondo il suo legale, il sottosegretario voleva dire (la) Maddalena e non Francesca e “intendeva ripassare solo i piani per il recupero dell’area”.
In qualsiasi altro paese, per molto meno, oltre alle dimissioni sarebbero arrivate anche delle sonanti pedate nel sedere ed il pubblico ludibrio. Ma, purtroppo, ci troviamo a Silvioland e al capo del Dipartimento della Protezione Civile è concesso anche di giocare a fare l’eroe: tanti applausi, dimissioni respinte come da copione e probabilmente pure il regalino in arrivo sotto forma di Ministero.
Davvero patetico, non c’è che dire.
Bertolaso Guido è un uomo dei poteri forti, protetto e coccolato.
La lunga emergenza rifiuti campana è emblematica a tal riguardo. Sapeva tutto quando le cose andavano bene ma era all’oscuro di tutto se qualcosa andava storto (indagini e arresti di suoi collaboratori), con tanto di fasulle dimissioni agitate alla bisogna. Chiaiano, Lo Uttaro, Pianura, Sant’Arcangelo Trimonte, Serre, Ariano Irpino. In ognuno di questi lembi della Campania il verbo di Guido è stato accompagnato da manganelli e discusse relazioni tecniche. In bilico sul baratro sul più bello spuntava fuori l’immancabile salvagente. Adesso, invece, le cose per lui si mettono male. Davvero un gran peccato, perché con la trasformazione della Protezione Civile in spa il piatto sarebbe potuto diventare ancor più appetitoso. Un aspetto questo che stranamente non è sfuggito alle opposizioni che stanno chiedendo a gran voce il ritiro del decreto legge che ne prevede la trasformazione. Ma stia tranquillo il buon Guido: tra qualche giorno, in questo Paese sonnacchioso, nessuno più farà caso al fatto che oltre a Francesca gli piaceva farsi massaggiare anche dalla brasiliana Monica e che il suo centro benessere preferito in quel giorno fatale era chiuso al pubblico…

E.F.

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C’è un ordine “fate silenzio sul 1992”

Su i fatti del 1992 è calato il silenzio, le bombe che uccisero Falcone e Borsellino hanno consentito oltre che a eliminare due importantissimi esponenti della magistratura a porre una spessa cappa blindata su alcuni fatti sconcertanti e gravissimi accaduti in quel tristissimo anno.

Dalla crociera del Britannia alle stragi, dalle responsabilità mai chiarite del disastro doloso del Moby Prince, l’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, coraggiosi giornalisti che avevano consacrato la loro esistenza alla ricerca della verità, ho chiesto per posta FB a Enrico Mentana circa 3 mesi fa, di spiegarci alcuni fatti come la presenza di personaggi ambigui sul panfilo Britannia il 2 giugno 1992, non mi ha ancora risposto!

Inoltre in quell’anno fu stabilita la parità della lira all’euro, firmato il trattato di Maastricht, subimmo l’attacco speculativo di Soros sulla lira che perse il 30% uscimmo dallo SME per 18 mesi, e fu solo grazie a Craxi se riuscimmo a salvare le capre con i cavoli nonostante Ciampi allora governatore di Bankitalia bruciò 30.000 miliardi di lire nel finto tentativo di contrastare l’attacco, favorendo ovviamente e mettendoli di fatto nelle tasche di Soros. infatti il sistema bancario castigò di brutto Craxi, inventandosi un solerte pubblico ministero analfabeta, con prove false di conti esteri da 2000 miliardi di Lire, fintamente sequestrati e mai incassati dallo stato.

L’ordine è dimenticare tutto il 1992, tranne le fragorose bombe della presunta mafia siciliana e non di Wall Street, ma c’è chi non dimentica nulla, io sono tra quelli.

Cittadino Sovrano Giovanni Sandi

PS:

In uno Stato democratico non esiste il segreto di Stato.

Quando lo stato di diritto si tramuta in diritto di Stato non si possono avere che silenzi assordanti o risposte terroristiche di Stato

psss: Dov’era Beppe Grillo il 2 giugno 1992?

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280