FIAT: UN PROBLEMA GRAVISSIMO STA PROVOCANDO DISGREGAZIONE SOCIALE

Ecoincentivi per l’auto, nonostante questi i ricchi piangono, la FIAT non lascia dubbi, da 42 anni non e mai stata all’altezza del mercato, imputando le colpe alle cicliche crisi economiche, agli attacchi commerciali del’industria giapponese con super prodotti.
Amministratori incapaci, pilotati da un sistema bancario in bancarotta tecnica da sempre, il ricorso alla cassa integrazione soluzione tampone, nata per risolvere una tantum gli eventuali cali delle vendite e conseguenti cali produttivi, è diventata la consuetudine voluta e sostenuta da una parte politica prona al sistema bancario del debito, (nulla fa per il benessere del Paese), “Dario Franceschini: le banche sono enti essenziali, non tocchiamo l’autonomia di Banca d’Italia!” ecco dove sta la sinistra! E Bersani che finge di non sapere e nega in diretta tv che il denaro è il debito dello Stato, quando sia destra che sinistra che schizofrenicamente governano il Paese, la destra è costretta a governare con leggi e impegni economici presi precedentemente dalla sinistra per poi assistere nella legislatura seguente al contrario esatto, dove sempre e comunque ai cittadini viene imposto di assistere con i soldi pubblici rastrellati dallo Stato nelle nostre tasche il debito pubblico contratto dallo Stato privo di sovranità monetaria e succube alle decisioni di un governetore, con la classe politica che ci ritroviamo mai una volta volta ha agito con il buon senso del padre di famiglia nell’interesse delle famiglie, che poi decantano come la spina dorsale dello Stato prendendoci sistematicamente per il culo, non perdendo mai l’occasione, sventolandoci in faccia il debito pubblico come fosse un pizzo mafioso, gestendo il loro potere di sedersi tutti i giorni a tavola nei migliori ristoranti e noi saltiamo i pasti.

Drogando il mercato con la grande idea di Prodi di introdurre gli incentivi di Stato (debiti per tutti) per l’automobile, le industrie automobilistiche non si sarebbe mai più risollevate dipendendo sempre e solo dagli aiuti di stato le nostre già povere tasche che ormai sono vuote, sfavorendo tutti anche la stessa casta imprenditoriale degli incapaci autolesionisti, ma amici (come si fa ad avere amici del genere non lo so), in questo caso i profitti se ci sono, sono dei soci Fiat, le perdite sono di tutti i Contribuenti Sovrani Cittadini Italiani.

Lo sapete che se il mio vicino di casa acquista un’automobile con ecoincentivo che è una quota a carico dello Stato questo si rivarrà su di noi aumentandoci le tasse?

E’ così, ogni qualvolta lo Stato deve spendere emette titoli di stato in cambio di denaro della BCE (banca privata)

il mio vicino di casa acquista l’auto nuova per l’effetto dell’ecoincentivo che di ecologico non ha nulla, io pago più tasse, lo Stato per pagare qualsiasi cosa s’indebita, sfilandoci con leggi finanziarie annuali dalle tasche i quattrini aumentando la pressione fiscale, è così per qualunque spesa dello Stato.

Non desidero cambiare auto ho una vecchia Mazda del 1991, ho risparmiato, rinunciando al cinema, la pizza a un libro, fino ad avere la cifra per acquistarla, non ho fatto debiti ed è ancora mia, mai la cambierò, ho avuto fortuna la mia vecchia Mazda non mi ha mai dato seri problemi ha percorso circa 470 mila chilometri la manutenzione al minimo perchè dovrei cambiarla? Per comprare una Fiat?

Dirigenti FIAT il problema siete voi, siete degli incapaci, passate la mano, andatevene prima che gli operai dalle lacrime inizino ad incazzarsi sul serio e a rompervi le ossa!

Giovanni Sandi


IL COMUNICATO FIAT che fa cadere le palle.

Con un laconico comunicato, la direzione Fiat ha deciso, in considerazione del «drastico ridimensionamento degli ordini» in questo inizio 2010, di adeguare alla domanda l’attuale produzione, vale a dire bloccarla dal 22 febbraio al 7 marzo in tutti gli stabilimenti “Auto”. La cassa integrazione interesserà, pertanto, in totale circa 30000 operai per due settimane a Mirafiori, Melfi, Termini Imerese. Un’altra mazzata occupazionale arriva dopo l’annuncio di Marchionne di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese a fine 2011 perché “costa troppo a livello logistico”. Dopo aver usufruito di enormi finanziamenti dalla Cassa per il Mezzogiorno negli anni passati, dei fondi strutturati della Unione Europea e degli “ecoincentivi”, più di recente, la strategia dell’Azienda torinese sembra quella di voler far pressione sul Governo per attingere dalla mucca dello Stato nuovi contributi nell’ambito della “ecocompatibilità”, tanto per socializzare le perdite di una gestione malsana e continuare a privatizzarne gli utili sulla pelle di migliaia di famiglie di lavoratori, spesso monoreddito, la cui situazione però, stranamente, non riguarda un’azienda “privata” ma solo lo Stato. Il fermo degli assemblaggi annunciato dalla Fiat è stato definito dallo stesso Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, «non opportuno», in quanto tale cassa integrazione «rende tutto più difficile». Anche il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha osservato che la scelta del Lingotto «interrompe il filo del dialogo sociale». Sembra pure che la Fiat abbia un problema di sottocapacità produttiva, ma evidentemente questo si spiega con la volontà di produrre meno auto in Italia rispetto a quelle che si vendono, in attesa di aumentare i profitti con altre delocalizzazioni in paesi esteri dove la mano d’opera è retribuita con stipendi da fame. Possiamo anche scommettere che, con nuovi “ecoincentivi”, presto convinceranno (o costringeranno…) le famiglie italiane a cambiare l’auto, ma senza “impatto zero” per le tasche delle medesime. Lo stop immediato e a tempo indeterminato, deciso in tarda serata dal Lingotto per le lavorazioni negli impianti di Termini Imerese, non fa che confermare tali sensazioni.

Roberto Bevilacqua

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I cento burqa d’Italia

Correttezza vorrebbe che qualsiasi simbolo religioso debba essere vietato nei luoghi pubblici, nelle istituzioni, nelle scuole, negli ospedali, nei tribunali, di una Repubblica che dichiara implitamente la sua laicità in più parti della sua stessa Costituzione, della sua stessa legge fondante che nettamente separa il credo dei propri cittadini dalla neutralità o laicità dello Stato.
Correttezza vorrebbe dunque che in Italia tutti i seguaci di un culto, qualunque esso sia, abbiano diritto a professare, propagandare e insegnare la propria religione, esporre i propri simboli nei loro luoghi di culto, rispettando però la laicità dello Stato, che rappresenta tutti i cittadini.
Uno Stato nazionale, di tutti, dovrebbe dunque vigilare sui suoi luoghi pubblici perché non via sia esposto od onorato né un crocifisso, né una stella di David, né un Corano, né, mettiamo, una rappresentazione del Buddha.
Ma l’Italia – si dice ed è forse ovvio: anche se quel che vale per Roma dovrebbe valere alla Mecca o a Gerusalemme – è un caso a parte. Il crocifisso o le edicole dei santi sono affissi ovunque nel territorio. In ogni città, in ogni norma sociale, dalla più piccola alla più grande, i simboli cristiani, sovrastano la vita sociale e tendono ad indirizzarla, fisicamente e moralmente. Senza che ve ne sia una esatta consapevolezza tra gli stessi cittadini, apparenza e sostanza religiosa influiscono sulla vita di ogni cittadino italiano, dalla nascita alla morte.
Si sa, in Italia, la conquista cristiana, e poi cattolica, ha nei due
millenni trascorsi, prodotto, qui da noi – Roma era il centro dell’Impero – un ibrido. Gran parte del credo importato dal converso
Paolo si è unito, si è mescolato deviandoli ai propri fini, con i costumi panteistici, con la cultura pagana prigenia, grecoromana.
E si sono dovuti attendere gli ultimi papi per avere “nuova”, o più generale, contezza che la “papalina” e la “kippah” – tanto per fare un esempio – hanno la stessa origine giudaica, o che la “bibbia” è libro sacro di tutte e tre le religioni semite. E che ognuno di questi tre credo è “fratello” – minore, maggiore o spurio, non importa – dell’altro.
Fino a oggi, dunque, il cristianesimo informa di sé l’Italia comune. Ma domani? La domanda non è certo oziosa. Dall’altro lato delle Alpi, in Francia, a giorni verrà vietato alle donne musulmane di indossare il burqa o il niqab – la lunga veste delle “osservanti”. Sarà lasciato libero l’uso di hijab, jilbab, al maira, shayla, khimar e chador, i veli, insomma.
Laicità vorrebbe che anche in Italia tale norma fosse applicata: tutti i cittadini dovrebbero essere eguali di fronte allo Stato.
Ma i crocifissi, le vesti di clausura, le treccioline ortodosse ebraiche, le kippah e le papaline, (le vesti degli hare khrishna), i
paludamenti religiosi, i milioni e milioni di simboli cristiani che fine dovrebbero fare?
Laicità vorrebbe che in Italia tutti i cittadini siano eguali di fronte allo Stato…
Scherziamo. Si sa: la Costituzione è la legge fondamentale della Repubblica Italiana. Peccato che non sia applicata mai, a cominciare dal principio che detta Repubblica è fondata sul lavoro. E quando la costituzione viene applicata – vedi la proliferazione
dei parlamenti regionali e dei poteri locali – lo è per motivi esclusivamente clientelari, per elargire più prebende.
Serva Italia.
U.G.

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RIGOR MORTIS

L’altra sera nel noto teatro politico televisivo già allietato da Beatrice Borromeo, il consueto “processo” – di “annozero” o “alzozero”, non ricordiamo – è stato realmente kafkiano.
I due inquirenti-protagonisti-presentatori, “superbone” e “superbino”, in servizio permanente effettivo per informare gli italiani sulle malefatte dei loro avversari, coadiuvati dai loro sempre più fidi “bravi”, Ruotolo e Vauro, avevano arruolato, per la bisogna, un terzo loro pari, tale Flores d’Arcais. Dall’altra parte del ring i due avversari da abbattere, un tale Luca Josi, socialista dell’ultima ora (strictu sensu) e, Gasparri, per il Pdl.
Chiamati, l’uno a riabilitare Craxi e l’altro a difendere la maggioranza sul processo breve, sulla riforma della giustizia e dall’attacco degli altri ospiti della trasmissione, un gruppo di giudici della Procura di Palermo e il leader della rete politica virtuale Grillo, rappresentato anche in studio da una sua giovanile delegazione.
Diciamolo subito. Il processo è stato kafkiano proprio perché – come l’omonimo romanzo dello scrittore ebreo praghese – il procedimento d’accusa si è sviluppato su percorsi misteriosi giungendo a rovesciarsi contro gli autoeletti giornalisti-inquirenti rimanendo, come il libro di Kafka, incompiuto. Con il corollario sorprendente (fatto salvo un intervento di Grillo, per una volta in grado di essere condivisibile nelle sue argomentazioni di dissenso, tuttavia prive di costruttività) di aver fatto rifulgere di intelligenza pura e critica viva, nonostante gli strali su di lui lanciati, lo stesso ex ministro Gasparri.
Il che è tutto dire. Se questa è la “massima opposizione possibile” al Cavaliere (sull’altra, quella ufficiale, quella dei dipietristi e delle bonino è meglio stendere un pietoso velo), l’Italia è più che fritta: carbonizzata.
Potremmo concludere così. Ma forse serve qualche altra nota sullo show del giovedì offerto da Raidue.
Definiamo meglio cosa hanno combinato gli inquirenti assistiti per l’occasione dall’intellettuale impegnato marxista di Mondoperaio e dalle due consuete ruote di scorta.
Sul tema B&B (Bettino e Berlusconi), le arringhe dei superboni – i tre cugini bacchettoni e stupidotti del “il Monello” (fumetto che andò per la maggiore cinquant’anni fa) – non sono riuscite nel cannoneggiare ad alzo zero. Anzi: sembravano pistoline ad acqua con lanci di stereotipi masturbanti e luoghi comuni. Lo stesso capobastone ha cercato di rialzare le sorti dell’atto di accusa, interrompendo a raffica gli interventi scomodi di Gasparri (al quale tutto si poteva addossare… salvo collusioni con tangentopoli: il Msi, ai tempi, fu l’unico partito dalle mani pulite).
Tuttavia le frasi dell’attuale capogruppo del Pdl colpivano lo stesso: “e i soldi sporchi del Pci? Dall’Urss, dalla Lega delle cooperative?” e facevano male. Con il secondo “superbone” – l’inquisitore liberal-liberista per antonomasia, oggi à la page – a ripetere la litania di un Craxi unico ladrone d’Italia scovato e colpito da un noto cavaliere senza macchia e paura della giustizia giusta nazionale…
Salvo evitare riferimenti alla parallela operazione internazionale mani pulite guidata dall’ex ministro della guerra (la voleva atomica) al Viet Nam, McNamara, alla guida di Banca Mondiale e di Transparency – e in quegli anni all’assalto, in tutti gli angoli del mondo – dal Giappone alla Germania, dal Perù alla Spagna, al Belgio – di ogni “corruzione” che limitasse la sovranità assoluta degli atlantici nel commercio e negli scambi delle “loro” colonie. Con il terzo addetto all’inquisizione, il Flores, la cui celebrazione anti-tangentopoli è però caduta con un tonfo di fronte alla frase: “ma mondoperaio non era pagato dai socialisti? Il nome Martelli non le ricorda qualcosa?”…
Sul tema “giustizia in crisi con il processo breve”, altro splash.
I giudici d’accusa di Palermo lamentavano “centomila processi in fumo” a causa della legge approvata? E Gasparri replicava: “Allora state dicendo che non vi bastano 10-15 anni per fare un processo?” (snocciolando i risultati governativi, legislativi e operativi ottenuti nel confronto contro la criminalità e ricordando come già oggi 176 mila processi all’anno vanno in fumo per colpa della mala-gestione dei procedimenti giudiziari…).
Una vera debàcle, conclusa dall’auto-ridens Vauro, con le sue vignette da frigor mortis. E da un Santoro dal volto preoccupato: gli era stata appena data la prima pagina di “Libero” con il suo viso affranto sotto l’onda di un’ulteriore sexy scandalo nazionale.
Viva l’Italia.

Scritto da Lorenzo Moore

N.B. – Abbiamo dimenticato Luca Josi, l’ex giovine italiano. C’era? Sembra di sì, tra un salamelecco qui e una analisi stretto-politichese lì, qualche parola l’abbiamo afferrata. Il senso, no.

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Il “plub” e domenico bruni (Amici, occhi aperti!)

Questo signore è un genio:

Giovanni Sandi:
Bruni, ti chiesi tempo fa di rivedere il gruppo da te fondato dopo il mio.
ha quasi lo stesso nome:

il mio:
BASTA AL SIGNORAGGIO

il tuo:
BASTA … “SIGNORAGGIO”..SI A BANCHE CENTRALI DEL POPOLO E NON DI PRIVATI!

Te ne sei strafregato, ignorando la mia legittima richiesta, la chiave di lettura non lascia dubbi, per quanto mi riguarda sei un opportunista.

Per quanto riguarda i mutui, anatocismo è meglio che lasci perdere, su cause tentate ne vengono vinte lo 0,2% per risultanze contabili errate a causa dei sistemi informatici, che sono cosa molto diversa dall’anatocismo che peraltro è ingiusto ma legale grazie alla legge porcata del governo d’alema infatti si fece la barca con leasing di Banca di Lodi firmato dal famoso Fiorani finito dietro le sbarre per la storiella di Fazio.

Aprilo tu un mutuo per 1 milione di euro e fai causa alla banca! Quando avrai vinto la causa metti online la sentenza.

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Domenico Bruni
Sandi….vedi,sono persona educata…forse contrariamente a te…e ti ..sopporto.Non so se è come dici tu….forse si…io è nemmeno un anno che sono in Fb…ed ho,abbiamo tanti gruppi sul tema finanza ed economia…ma certamente abbiamo un sito plub.it dove si parla di signoraggio da sempre.Quello che citi è certamente uno dei primi…e non … Mostra tutto certamente avevo bisogno di scopiazzarti….ma chi ti conosce..ma chi si???Il tuo…al tempo…non lo conoscevo…e forse intendiamo la materia….diversamente.Ma non è questo il punto…se pensi che il nome ti possa arrecar danno….no problem.. levo signoraggio…a me interessa il contenuto…di ciò che scrivo e penso.Poi…relativamente al lasciar perdere….consentimi…ognuno segue la sua strada,ha la sua cultura,le sue idee…e quindi i suoi convincimenti.Io sono x la tolleranza..la mia cultura è questa…che forse non è la tua…pazienza…non siamo uguali.Tu..per la tua strada..ed io per la mia…..L’opportunista…ritengo che non ci stia proprio…cmq..libero di pensarlo…il tuo pensiero..non m’interessa.Tanto chiarito..vado a togliere la parola signoraggio…..e ti auguro i migliori auspici.per il gruppo.Poi,penso che converrai……è a questo punto perfettamente inutile questo contatto….

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Domenico Bruni
ecco fatto….si a banche centralie enon di privati…ora puoi stare tranquillo…e poi mi sembra anche meglio…anche perchè…chiariamo che siamo distinti e distanti

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Giovanni Sandi
Forse sono meno educato di te avendo io ricevuto un’educazione steineriana, per quanto riguarda la distanza d’intenti non c’è dubbio siamo distanti, infatti io non propongo cause alle banche, dal momento che è stranoto che la magistratura tiene il sacco.
Come? “ma chi ti conosce” mi hai addirittura proposto di candidarmi nel tuo partito, robe da matti!

A questo punto mi ha cancellalo, gli da fastidio essere osservato, contraddetto e sgamato: un coglione che non sa di che cosa parla., ma parla parla e i fessi lo ascoltano 😀

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Il Caro Estinto

Oggi il governo dovrebbe approvare l’ennesima riformetta della scuola superiore.
Che, naturalmente, non produrrà certo un risveglio dell’educazione nazionale.
L’ultima riformetta, in ordine di tempo, dopo quella del ministro Fioroni che, quantomeno, tentava di reintrodurre un simulacro degli esami di riparazione.
La novità è l’esclusione o quasi, dai programmi dei licei e degli istituti tecnici e professionali, delle lezioni e dello studio della geografia. Il caro estinto, naturalmente, nel mondo immaginario indicato dalle famose tre “i” del Cavaliere, è superfluo.
Come dovrebbe essere anche quasi superfluo l’insegnamento dell’italiano, però. Il linguaggio moderno è fatto di sms, di lanci chat o skype, di contrazioni verbali, di uso ripetitivo del “k”.
Tornando al Caro Estinto, la Geografia, in un mondo (apparentemente) globalizzato è veramente inutile. Basta un gps, magari un tom-tom via cellulare, per risolvere come andare all’ipermercato distante una quarantina di chilometri ma zeppo di ogni bene di consumo scontato, o alla discoteca per lo sballo.
Il problema, risolvibile se – mettiamo – si è “prealpini”, sarà soltanto decifrare le indicazioni stradali e comunali. Facciamo un esempio, quello del comune di Coq, in provincia di Varese: per stabilire se è un’accezione leghista o meno della denominazione italiana della cittadina di Cocquio Trevisago sarà sufficiente premunirsi e partecipare come osservatori a qualche nuova lezione o tema in dialetto, accompagnando il proprio pargolo alla scuola d’obbligo.
Sulla dolorosa scomparsa della materia che studia come è fatta la terra e che cosa ci fa tra le stelle, finora nessuno ha protestato (noi sì, da Berlinguer in poi, ma noi non contiamo…). Eppure il sistema-scuola in Italia è un emblema della democrazia decentrata, con tutte le sue “autorita’” delegate “dal basso” (sic) a mandarlo avanti.
C’è da dire che qualche conato di protesta è stato a suo tempo tentato dai professori della materia, praticamente messi in cassa integrazione, e dalla paludata e ormai inefficiente Società Geografica Italiana. Sassolini lanciati nello stagno.
D’altra parte è il segno dei tempi. Cui prodest, infatti, sapere esattamente chi siamo e dove stiamo e chi sono gli altri e dove stanno, o quanto alto è il k2 o le Dolomiti, o se esiste o meno, ancora, un lago di Aral, o dove sono le Montagne rocciose? In fondo basta avere la memoria un po’ allenata e ricordare uno dei tanti film, tipo Thelma e Louise, per avere un bella visione del Grand Canyon. O sfogliare qualche periodico di gossip per sapere quanto costano le case a Cortina d’Ampezzo. O a Bali. O alle Seychelles. O a San Domingo (che confina con Haiti, ma questo è meglio non scriverlo nelle guide turistiche).
E poi meglio evitare indicazioni geografiche nelle terre di immigrazione. Tanto per spostarsi da Vicenza a Rosarno basta un passaggio nei tir dei padroncini.
Ehi, ragazzi, perché vi lamentate? Il mondo attuale è questo, dopo la famosa caduta del muro di Berlino. Niente confini, niente differenze, niente di niente.
E’ il mercato di massa unico, Watson, con il suo pensiero di massa unico, con la sua scuola di massa unica, Watson. (E non ci vuole nemmeno Sherlock Holmes per capire questa rapida lezioncina).
Distruggono tutto, e lo chiamano progresso.

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Ministro Giulio Tremonti, batti un colpo!

Da 388 giorni giace come un cadavere la legge della Repubblica che imponeva, nell’anno di grazia 2005, alle banche ed alle assicurazioni private di trasferire al Tesoro italiano “entro tre anni” le quote di proprietà dell’istituto centrale indebitamente “ereditate” dalle banche di diritto pubblico e di “interesse nazionale”, così costituite secondo la legge fascista del 1936 ma poi diventate oggetto delle privatizzazioni selvagge degli Anni Novanta.
La grande finanza ha rigettato la proposta del ministro Tremonti che, su un valore nominale di 156.000 euro, aveva offerto agli illegali detentori del capitale della Banca d’Italia, un “rimborso” di ben 800 milioni di euro per la restituzione allo Stato delle loro quote.

Una vergogna nazionale: oltretutto questi “soci-padroni” dell’istituto centrale sono anche i teorici soggetti dei controlli della stessa banca centrale chiamata, con la Consob e l’Isvap, a tutelare il risparmio e le attività bancarie ed assicuratrici.
Un manifesto gravissimo conflitto di interessi, altro che Berlusconi!

Il 28 dicembre del 2005, con legge della Repubblica n. 262 s’imponeva la restituzione delle quote di proprietà della Banca d’Italia, al 95 per cento oggi illegalmente detenute da banche, assicurazioni e soggetti dediti al lucro privato che per legge dovrebbero essere controllati dalla stessa Banca d’Italia non soltanto italiani ma di anche di diritto estero (Bnl-Bnp, Allianz, Fondiaria-Sai, Generali, Central bank of Lybia) nelle mani dello Stato “entro 3 anni” e come da “regolamento attuativo” da varare ex lege 400/88.
Sono dunque trascorsi illegalmente, dal 2008, termine ultimo indicato dalla legge per il trasferimento, ad oggi 388 giorni e le quote di Bankitalia, virtualmente ente di diritto pubblico, nella realtà una persona giuridica privata, restano indebitamente ancora trattenute da società di lucro italiane e straniere in spregio dello stesso dettato costituzionale che dichiara, all’articolo 1: in Italia la sovranità appartiene al popolo.
Queste società speculative, oltre a controllare così un organismo detto “pubblico”, appunto la Banca d’Italia, che avrebbe nelle sue funzioni il dovere del controllo proprio di tali enti di lucro, rifiutano arrogantemente di aderire alla legge e di cedere al valore nominale le quote ottenute con il sacco dell’economia pubblica coordinato dai vari Prodi, Ciampi e Draghi. Per restituire il maltolto pretendono di ottenere dallo Stato, un controvalore fino a 23 miliardi di euro, da prelevare dalle tasche dei cittadini tutti, con l’evidente fine di rinsanguare le proprie casse esauste da note ed errate speculazioni finanziarie.

Ministro Giulio Tremonti, batti un colpo!

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Noi, poveri mugnai

Le buone ragioni del mugnaio Arnold, che invano tre secoli fa pretendeva giustizia dalla casta dei giudici prussiani, alla fine furono fatte proprie, a Berlino, da Federico il Grande.
Quasi trecento anni dopo, pensare che ancora oggi, in Italia, “lupo non mangia lupo” e che quindi sia del tutto vano attendere giustizia dagli amministratori della giustizia, dovrebbe essere uno scandalo… ma così non è. E non possiamo nemmeno rivolgerci a un kaiser disposto a far proprie le ragioni dei cittadini.
E’ un fatto assodato. In ogni angolo del nostro sistemanazione, ai lavoratori, ai produttori, agli artigiani, agli imprenditori vengono negati finanziamenti bancari per superare la crisi. Le cronache bianche dei quotidiani locali sono zeppe di allarmi-usura, le associazioni dei consumatori e delle categorie stilano impietosi elenchi di casi disperati. E c’è anche un fiorire di azioni giudiziarie individuali contro banche che, dopo aver negato fidi e preteso interessi illegali cumulando varie voci di spesa, sono da qualche tempo in qua subissate da richieste di danni per anatocismo (il calcolo illecito di interessi sugli interessi).
Ne sanno qualcosa i vari gruppi di sostituti che si occupano di reati finanziari nelle varie Procure della Repubblica.
Vi ricordate? Un anno fa, in piena crisi finanziaria mondiale, un ministro, il solito Tremonti, aveva confezionato un “piano di aiuti” in favore delle banche in sofferenza per mutui e investimenti andati a
male: lo Stato avrebbe loro prestato il denaro per rinsanguare le loro casse a patto che questo denaro fosse poi usato per riprendere il virtuoso dell’economia nazionale, individuale e delle imprese.
Che cosa è accaduto di quel “piano”?
Un nulla di fatto. Come un sol uomo, Mr Draghi e Bankitalia in prima linea, i vertici delle maggiori banche, -da sottolineare: in particolare quelle più esposte, ad esempio, in investimenti a perdere nell’est europeo – salvo poche eccezioni, si sono rifiutate di attingere a quei fondi, per non sottostare all’obbligo dei controlli di legge delegati ai prefetti, allo Stato.
Non solo. Hanno continuato a mantenere illecitamente nelle proprie mani il 98 per cento della proprietà delle quote della banca centrale.
Naturalmente sia al fine di controllare chi ha il potere di controllare gli istituti di credito stessi, e sia al fine di ricapitalizzare tali titoli di proprietà nei loro bilanci, così da presentare bilanci “sani”.
Presto ne saremo edotti.
E Tremonti? Che fa, Tremonti?
Come mai non interviene per restituire al popolo italiano la proprietà della Banca d’Italia, come una sua legge aveva imposto di attuare un anno fa?
Come mai non si fa carico di una (vera) legge ad hoc per alleviare i conti in rosso degli italiani, magari ripristinando quei “mediocrediti regionali” e “centrali” in mano allo Stato?
E i giudici della Repubblica cosa fanno – oltre a comminare risarcimenti “danni” a chi si permette di sottolineare come la Banca d’Italia si sia trasformata in un’associazione privata di banchieri e assicuratori ai danni del popolo italiano?
Ci sarà pure un giudice a Berlino… o a Padova… o a Catanzaro… No? Allora dobbiamo proprio aspettare un kaiser anche noi, poveri mugnai?
U.G.