Eccomi qua!!!

Sono davanti al monitor con Cristina, mi ha letto i post che avete scritto nella mia bacheca, sono commosso, anche questa volta l’ho scampata, grazie amici, vorrei abbracciarvi tutti fisicamente.

Sono stato colpito da un ictus la mattina del 15 agosto, ho perso la parte sinistra del campo visivo, faccio molta fatica a leggere quindi stare al pc è molto difficile, devo essere aiutato, grazie a Cristina mia amica da 35 anni, che mi sta ospitando nella sua casa prendendosi cura di me.

Le disfide di bUrletta

Il solleone evidentemente gioca scherzi e burle a 360 gradi.
In breve. E’ esplosa una disfida ferragostana sulla sentenza del Tar che ha escluso gli insegnanti di religione dagli scrutini scolastici.
Da una parte il presidente della commissione Cei per l’educazione cattolica tuona contro il dispositivo perché frutto di… bieco illuminismo.
Dall’altra gioisce il presidente delle chiese evangeliche italiane.
Con il primo si schiera come un sol uomo – e con tutte le sue anime: laiche, cattoliche, socialiste, liberali – il Popolo della libertà.
Con il secondo (e con il Tar) esprimono la loro soddisfazione la gran parte del Pd e alcuni cespugli della sinistra – e dei radicali – al caviale.
Ma non è tutto. L’Udc coglie l’occasione per proclamarsi alfiere della “cultura” nazionale e fare da sponda con i cattocomunisti male-integratisi nel Pd.
Il bailamme è completo.
La Repubblica laica, “una e indivisibile” è già stata ridotta a un coacervo di mini-società che disgregano lo Stato nazionale e sociale. Oltre a un federalismo d’accatto, alle bandiere locali, ai dialetti come “seconda ma principale lingua” (mentre lo studio dell’italiano rovina ovunque ad Asiago si tengono addirittura “lezioni di cimbro”…), avremo dunque classi differenziate per ogni etnia o credo religioso.
Altro che “illuminismo”: i lumi amavano la Ragione, non l’oscurantismo.
La verità vera è però che i giudici del Tribunale amministrativo non hanno fatto altro che adeguarsi ai tempi, alle “nuove consuetudini”.
Nuove consuetudini imposte alla società italiana – anche e soprattutto – dai cattolici moderni. Gli stessi cioè che predicano l’accoglienza, la tolleranza, le porte aperte alla società multiculturale.
Questi cattolici sono proprio buffi.
Hanno voluto la bicicletta per tutti? Imparino almeno a pedalare: i loro ospiti lo fanno già e bene.
Naturalmente noi speriamo che costoro tutti rimangano d’un tratto senza freni. I segnali di un ritorno del boomerang si vedono già.

…e non sarà l’ultimo embargo, altri ne verranno…

Definirlo embargo virtuale lo ritengo corretto, perché immateriale e perché interessa solo alcuni aspetti della rete internet, ma non per questo è meno arrogante, meno violento, meno lesivo dei diritti e della libertà dei popoli.
Microsoft, l’azienda di Bill Gates, a metà maggio ha deciso di interrompere il servizio Live Messenger, la messaggistica istantanea più diffusa sul pianeta, nei Paesi sottoposti ad embargo da parte degli Usa. I cibernauti che cercano di connettersi a questo servizio a Cuba, ma anche in Iran, in Corea del Nord, in Siria ed in Sudan ricevono ora il “messaggio di errore 810003c1” e la pagina di supporto di Windows Live Messenger IM spiega il motivo, che non è informatico, ma l’applicazione, anche virtuale, dell’embargo yankee. Gli Stati Uniti mantengono l’embargo contro Cuba dall’ormai lontanissimo 1962 e qualcuno aveva sperato nel nuovo presidente Obama per chiudere questa pagina assurda della storia. In effetti il nuovo inquilino della Casa Bianca nell’aprile scorso ha eliminato le restrizioni ai viaggi ed alle rimesse dei cubano-americani verso l’isola caraibica e solo qualche settimana dopo lo stesso Obama aveva proposto la ripresa degli incontri con Cuba sul tema dell’immigrazione, che furono sospesi nel 2003 per decisione dell’allora presidente Bush.
Questo nuovo indurimento dell’embargo ha però il significato di un preciso alt al dialogo, anzi una vera marcia indietro, anche perché è improbabile che una decisione del genere sia stata presa autonomamente da Microsoft, senza gli “opportuni consigli” della Cia o di qualche altra strana “agenzia” Usa. Ancora una volta viene evidenziata la vera natura di questi embarghi: vogliono punire la popolazione per cercare di interrompere il legame solidale esistente tra i governi ed i popoli di queste nazioni.
Durante la seconda guerra mondiale (e nelle successive sparse nel mondo) gli statunitensi hanno sempre indiscriminatamente bombardato le città per rompere quel legame, ora utilizzano anche i nuovi mezzi informatici, compresa la rete Internet. I cibernauti italiani, opportunamente stimolati dai media addomesticati, in quel periodo molto interessati a vicende di gossip come “la vera storia di Noemi” oppure ai “dispiaceri coniugali di Veronica Lario” e si moltiplicarono le discussioni sulla rete dedicate a questi temi. Su Facebook, il social network diventato ormai quasi mania collettiva, non si contavano i gruppi che hanno scelto la signora Berlusconi come improbabile icona, oppure ipotizzano restroscena a luci rosse intorno alla giovane Letizia, ma vorremmo consigliare a questi voyeur virtuali di passare il loro tempo in maniera un po’ più costrutttiva, per esempio aprendo una discussione sul tema: siamo veramente liberi di pensare ed esprimere in libertà i nostri pensieri oppure viviamo in un regime di libertà vigilata dal grande fratello Usa? Chattare su Noemi si può, ma non parlare, magari di sovranità nazionale, con un cubano. Forse non è un caso. Meditate cibernauti, ma non più cittadini.

Autorevoli un corno

Con i nostri più autorevoli quotidiani tutti dediti l’uno, con Paolo Lepri, ad augurare ad Ahmadinejad che il suo raffreddore possa essere paragonato a quello che portò alla tomba il burosauro sovietico Andropov e l’altro a sporcare inchiostro sui veri e presunti pruriti maschilisti del cavaliere-premier (da incorniciare oggi l’articolo-souvenir dell’inossidabile Miriam Mafai), la stampa italiana, l’informazione italiana, ha ben poco da sperare per la sua stessa sopravvivenza.
Di contorno alle citate due note di colore giallo-nero e rosa-verde, infatti il resto delle “notizie” – si fa per dire – offerte ai lettori nazionali della carta stampata tutta, è quantomeno sconfortante.
Tralasciando gli scontati “reportages” (sic) sulla difficile vita dei calciatori (Rolando inseguito dalla ex, Pirlo conteso, sul rafforzamento del Frosinone in serie B, diatriba storica sul chi è il numero 1: Maradona o Pelè…), migliaia di pagine trasudano fondamentali notizie del giorno prima su moda, colore, spiagge, improbabili premi letterari, incidenti stradali o aerei, disgrazie da sballo e da strada, meteo, superenalotto ed esodo, o sottratte ai libelli del culturame in auge che vanno per la maggiore: la sempiterna denuncia della “shoah” e l’attualità (sic) delle lezioni sociali di Gramsci.
Con qualche recensione di libri usa-e-getta e di concerti di Ligabue e di spettacoli deserti ma con cartellone pagato dai cittadini tutti.
E il lettore italiano che fa di quei pezzi di carta conditi da supplementi illeggibili, a un euro un quintale?
Li sfoglia, scorre i titoli, lancia un’occhiata alle note più marginali e li butta via.
Disincantato, per non dire offeso.
Perché anche in mezzo alla calura d’agosto se esistesse una vera informazione, l’editoria non sarebbe in crisi.
Oggi, per esempio, sarebbero sufficienti articoli e commenti su tre eventi minori ad accendere la curiosità, l’interesse di chi legge.
Perché non spiegare con dovizia all’80 per cento dei produttori di ricchezza d’Italia (tanti sono i lavoratori delle piccole e medie imprese) le misure di alleggerimento economico previste dalla moratoria bancaria?
Perché non spiegare con dovizia il senso di un intervento militare – che si propone evidentemente come una forzata e carognesca servitù agli anglo-americani – quale sia attualmente il ruolo bellico dell’Italia in un Afghanistan aggredito, invaso e occupato dagli atlantici?
Perché non commentare cum grano salis le “veline a tempo” pubblicate dalla Banca d’Italia (un istituto che dimostra sempre il suo spirito antinazionale) per dare il destro all’ineffabile ministro Calderoli di lanciarsi in una delle sue consuete, vergognose (e pericolosissime: ridordate le offese all’Islam e il conseguente bagno di sangue a Bengasi?) sparate anti-popolari?
Perché permettere ai vari Lepri e Mafai di prendere per il naso – ai danni della critica, dell’informazione vera, della notizia – il popolo italiano?
Perché permettere ad un “giornalista”, ad un figlio d’arte, di augurare la morte al presidente di uno Stato che non ci è mai stato ostile?
Perché permettere ad una vetero-femminista da attico nei quartieri bene, di far finta di aver partecipato (ad un ballo?) nel ‘68 ai moti di riscossa delle donne ora traviate da un immondo cavaliere?
Ed è mai possibile che nessun “intellettuale”, qui in Italia, si sdegni se un “ministro della Repubblica” si permette di trattare il Mezzogiorno come sub-colonia e di dichiarare che gli stipendi del sud debbono essere ribassati perchè, per lui, una città produttiva come, mettiamo, Carpi ha più diritto al benessere di, mettiamo, Metaponto? Che ci fa al governo un ministro che opera per allargare il divario nord-sud invece di porre riparo ad una sottrazione di ricchezza che data ormai dalla conquista piemontese del regno di Napoli?
E poi dicono che la stampa è in crisi.
Certo: viene continuamente suicidata.
U.G.