…con un po’ di zucchero la pillola va giu!

Il Consiglio di amministrazione dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), ha approvato l’immissione in commercio della pillola abortiva Ru486. Una decisione sofferta, la riunione è infatti durata quattro ore e si è risolta solamente nella tarda serata di giovedì con un voto a maggioranza, quattro contro uno. Il farmaco è già da tempo in commercio in parecchie nazioni dell’Ue, ma in Italia è subito diventato oggetto di una feroce disputa politica tra le solite fazioni, quella clericale e quella laica. Subito in trincea anche il Vaticano che per bocca di Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Academia pro Vita, ha spiegato che l’uso della pillola in questione comporta la scomunica per le donne che vi fanno ricorso così come per i medici che l’hanno prescritta.
Probabilmente le polemiche intorno a questo argomento animeranno il dibattito politico delle prossime settimane contribuendo così a distogliere l’attenzione dai veri problemi degli italiani.
La questione è però molto più ampia e non si può circoscrivere alla sola questione relativa alla pillola Ru486. Intanto va detto che il suo uso resterà riservato allo strettissimo ambito ospedaliero, in pratica sarà alternativa alla pratica abortiva chirurgica nel rispetto della legge 194. La somministrazione potrà avvenire entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana. Non potrà quindi in nessun caso diventare un contraccettivo improprio su vasta scala, come purtroppo sembra essere avvenuto per la cosiddetta “pillola del giono dopo” e comunque il suo uso presenta pesanti controindicazioni, visto che bene o male sempre di “veleno” si tratta, un po’ come i vecchi decotti di prezzemolo delle mammane, speriamo solo un po’ più sicuro.
Restano quindi immutati gli scenari del problema aborto che non può essere affrontato solamente come una questione morale, ma che ha anche enormi aspetti sociali. E non è nemmeno più rilevante l’aspetto sessuofobico della religione cristiana, che ha temuto in passato che la diffusione dei contraccettivi potesse minare la sua cultura del peccato e della negazione dei piaceri carnali. La paura dell’Aids ha ormai arenato qualsiasi rivoluzione sessuale ed i giovani oggi spesso purtroppo preferiscono le fantasie alla realtà ed hanno nuovi complicati rituali di frequentazione che non implicano il sesso.
In realtà bisognerebbe promuovere una nuova cultura che veda positivamente l’incremento demografico, specialmente in Europa dove siamo da tempo a crescita zero per quanto riguarda gli “europei dalla nascita”.
Persino la Cina ha abbandonato la sua politica che impediva alle famiglie di avere più di un figlio, ma in casa nostra continuano ad essere promossi modelli sociali che di fatto spingono le donne ad avere pochi figli ed in tarda età. Questo mentre le donne immigrate continuano, nel rispetto della loro cultura di provenienza, a fare figli. Tra una o due generazioni saremo minoranza in Italia, così come già oggi a Londra solo il 20% dei minori di venti anni è di completa discendenza britannica.
Pensare di vietare per legge l’aborto (di qualsiasi specie) sarebbe come pensare di abolire la prostituzione per decreto e pensare di cambiare la società con qualche emendamento sarebbe come sperare di vuotare il mare con un guscio di noce.
Serve una rivoluzione, una vera rivoluzione, che riporti l’Uomo al centro della società e la famiglia al suo ruolo naturale di prima organizzazione della società.
Una comunità solidale nella quale i figli non siano più un lusso o un impedimento per uno stile di vita edonistico, ma una risorsa per il futuro. Solo così il ricorso all’aborto potrà diventare fenomeno residuale.

La Volontà degli Italiani

Sale il termometro delle polemiche tra Pdl e Lega. Le recenti dichiarazioni di Bossi sulla missione militare italiana in Afghanistan (“io riporterei a casa tutti i soldati”) non sono piaciute al Pdl che inizialmente ha cercato di riportare le esternazioni del leader storico del Carroccio nell’ambito di una presa di posizione personale, quasi da semplice padre di famiglia, forse sperando di poter così spegnere sul nascere ogni polemica. I dirigenti della Lega hanno però capito bene il significato delle parole di Bossi ed hanno rilanciato.
Calderoli ha quindi chiesto il ritiro anche delle altre missioni nei Balcani ed in Libano oltre ad un ripensamento della presenza militare italiana in Afghanistan, aggiungendo che questa sarebbe la volontà della maggioranza del popolo italiano.
Questi discorsi devono aver veramente indispettito il ministro Frattini, sempre in prima fila quando si tratta di difendere gli Atlantici, che ha quasi rabbiosamente dichiarato che “lavoriamo in Afghanistan per la sicurezza anche dell’Italia, quindi anche di Calderoli”. In realtà non è proprio comprensibile quale possa essere l’apporto alla sicurezza italiana dato da una missione militare che appoggia l’invasore americano in Afghanistan. Quando si tratta però di difendere gli interessi di Washington sono in parecchi a straparlare visto che Franceschini, segretario del Pd, ha bellamente dichiarato che questo “non è il momento di far rientrare i ragazzi italiani dall’Afghanistan: è il momento di completare quel lavoro”.
Non sappiamo come Franceschini voglia completarlo; forse con un massiccio uso della copertura aerea (come peraltro da qualcuno già palesato), forse con bombardamenti di massa sui potenziali “terroristi” (che poi sarebbe in pratica tutta la popolazione afghana), forse modificando le regole di ingaggio, in modo che la reazione alle azioni della guerriglia sia più efficace e tempestiva.
Noi ci ricordavamo di un Franceschini in prima fila in occasione delle manifestazioni “per la pace” organizzate ripetutamente un tempo dalla sua parte politica, ma evidentemente si trattava di un sosia oppure nel Pd deve essersi diffusa un’epidemia di amnesia politica più contagiosa dell’influenza H1N1.
La Lega ha avuto il coraggio di toccare il filo scoperto, ma ora deve avere l’ardire di andare fino in fondo e, costi quel che costi, impedire che le missioni militari abbiano altre proroghe, altri finanziamenti. Questo potrebbe significare la caduta del governo oppure si potrebbe assistere al soccorso rosso portato dal Pd e magari anche da Di Pietro, finalmente rivelando a tutti gli italiani la vera essenza dei pacifinti nostrani, quelli pronti a mettere le bandiere della pace alla finestra, di scendere in piazza, ma non di disobbedire agli ordini del padrone Usa.
Se la Lega sarà coerente con le parole di Bossi assisteremo ad un cambiamento epocale nella politica italiana ed il Carroccio potrebbe aspirare ad un ruolo non più territoriale, solamente settentrionale, ma nazionale, sparigliando uno schema che si sta da tempo bloccando in un falso bipolarismo.
Se invece la Lega sta solo cercando visibilità, se queste sono solo polemiche estive, se alle parole non seguiranno i fatti allora, come altre volte successo, tutto si ridurrà ad una faida di bottega ed alla fine l’unico a trarne qualche vantaggio sarà proprio l’asfittico Pd. Franceschini e compagni potranno sbandierare le divisioni tra le fila avversarie e nello stesso tempo acquisire crediti di fronte a Washington, che potrebbe cominciare ad avere qualche dubbio sulla fedeltà del centrodestra, nonostante gli estremisti filoyankee che popolano il Pdl. Le benedizioni di Washington, si sa, contano parecchio nelle elezioni italiane, e qualcuno potrebbe poi chiamare tutto… effetto Obama. Alla faccia della volontà degli italiani, che queste guerre non le hanno mai volute.