BASTA! Ne abbiamo pieni i coglioni.

Gli italiani sono nauseati dalla loro classe politica che giudicano incapace, corrotta e, soprattutto, privilegiata, la cosiddetta casta. Questi sentimenti sono diffusi ed anche consolidati. Senza questa profonda sfiducia, senza questo recondito desiderio di veder trascinato un potente nella polvere non si sarebbe mai potuta consumare la stagione folle di Mani Pulite. La gente allora plaudì ad un Di Pietro qualsiasi, senza accorgersi della mostruosità che stava avallando, perchè troppo forte era l’antipatia per una casta sciagurata, fellona e strapagata. Un po’ tutti i partiti, da qualche tempo a questa parte, stanno quindi facendo finta di desiderare profonde riforme che riportino l’Italia nel solco del buon governo e dei politici senza privilegi.
Si badi bene: è tutta una pantomima, come quella messa in scena da sempre dai radicali, che chiedono l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, ma non del rimborso elettorale per i comitati referendari; infatti da decenni ci ammorbano con quesiti ignobili. Molti si chiedevano perché, la risposta è semplice: perché quello è il finanziamento del partito radicale, con i nostri soldi.
Tutto vogliono ridurre il numero dei ministeri, come se ciò bastasse a ridurre gli sprechi. Il risultato è stato quello, nell’ultimo governo di accorpare il lavoro con la sanità e da tempo un unico dicastero accorpa pubblica istruzione con l’università e la ricerca. Competenze così diverse nello stesso ministero possono solamente creare confusione.
L’ultima follia è però la drastica riduzione di parlamentari che Berlusconi vorrebbe attuare, con l’approvazione un po’ di tutti. Addirittura si vorrebbe portare il numero dei parlamentari a cento. Forse novecento sono troppi, ma cento è un’assurdità.
Un presidente del consiglio, 8 sotttosegretari a Palazzo Chigi, 10 ministri senza portafoglio e 12 ministri con portafoglio già si mangiano quasi un terzo della disponibilità di poltrone, con i sottosegratri si va già oltre questo limite.
Certo, nessuno obbliga che i ministri ed i sottosegratri siano parlamentari, potrebbero anche essere scelti con criteri diversi, ma è difficile, per esempio, immaginare un ministro ai rapporti con il parlamento… non parlamentare.
Esistono poi ben 22 commissioni parlamentari permanenti e già queste impegnano oggi ben più di 100 parlamentari ed una commissione si può definire parlamentare solo se composta da deputati e senatori.
Eliminare il lavoro delle commissioni significherebbe portare in Aula la discussione su ogni provvedimento con il risultato di paralizzare i lavori oppure… di non discutere. Una riforma istituzionale che elimini il palleggiamento di una legge tra una Camera e l’altra è indispensabile, ma se si attuasse una tale riduzione numerica di fatto si abolirebbe la stessa funzione del parlamento.
Non dovremmo essere noi i principali paladini di questa “democrazia parlamentare”, ma qui vediamo alcuni strepitare da anni contro il presunto tentativo autoritario di Berlusconi e poi trovarsi d’acordo su una proposta che svilirebbe ogni ruolo del parlamento.
Il fatto è che, come in tutte le cose, non è il numero che conta, ma la qualità e quella della politica italiana è proprio bassa.

Che cos’è’ la volontà generale?

I Democratici Diretti nascono e vivono con lo scopo di “promuovere iniziative culturali, politiche, sociali, imprenditoriali tra tutti coloro che si riconoscono nell’ideale della democrazia diretta, al fine di diffondere tale ideale e, politicamente, applicare riforme e provvedimenti ad esso ispirate.” [tratto dallo Statuto dei Democratici Diretti].

Noi crediamo che siano i cittadini che hanno il diritto di decidere quali forme devono avere le istituzioni e in che modo essi stessi vogliano governare o anche quanto e cosa vogliano delegare e a chi.

Purtroppo oggi questo non è possibile e, appunto, noi ci battiamo per questo. Noi siamo pronti ad accettare le decisioni che il popolo prenderà democraticamente (quando finalmente ne avrà la possibilità), ma abbiamo anche le nostre particolari idee su come dovrebbe essere uno stato democratico diretto, e non vogliamo rinunciare a esprimerle e a presentarle ai cittadini tutti. Ma, soprattutto, lo ripetiamo, ci battiamo sopra ogni cosa perchè i cittadini possano scegliere, anche cose diverse da quelle che magari oggi noi, membri dei Democratici Diretti pensiamo e vogliamo.

E ognuno di noi, membri dei DD, ha anche le sue idee e proposte, non solo su come dovrebbero essere le istituzioni democratiche, ma anche su come dovrebbero essere regolate l’economia, la sanità, la giustizia, la politica estera, l’ambiente, i rapporti sociali, l’istruzione e la ricerca, il welfare, il mondo del lavoro… e così via fino a idee molto specifiche sul sistema bancario, il sistema tributario, il precariato, la droga, il matrimonio, l’eutanasia, la scuola dell’obbligo, l’immigrazione, l’acqua, le ferrovie e le autostrade…

Più scendiamo nello specifico, più frequentemente ci troviamo a rilevare che le idee che ciascuno presenta sono anche diverse. Ma tutti siamo concordi nell’accettare il “rischio della democrazia”. Il “rischio” cioè che, dopo un libero confronto e un processo decisionale democratico diretti, le proprie idee possano risultare respinte dalla volontà generale. Questa è l’essenza della democrazia. Questo è il rischio che noi accettiamo e che ogni cittadino realmente democratico, sa di dover accettare.

E’ quindi con questo spirito che vi invitiamo a conoscere qual’è la volontà generale dei membri dei DD. Avremmo anche potuto mostrarvi solo le cose su cui siamo tutti d’accordo, ma noi vogliamo mostrare ciò che siamo, quello i membri vogliono, sia individualmente che collettivamente. Non solo per amore di trasparenza, ma perchè QUESTA è democrazia viva.

Buona partecipazione a tutti.

Democrazia Diretta!

Nota Facebook di Giovanni Sandi – 23 maggio 2009 alle ore 15:36


I cittadini possono gestire direttamente il territorio, l’economia, la società!

Con un’idea più vera di Democrazia, sfruttando le nuove tecnologie, partecipando di più potremo finalmente prenderci cura noi stessi, del nostro Paese e della nostra Società .

Un amministrazione pubblica che desideri coinvolgere i cittadini nella formulazione delle proprie politiche, si trova oggi di fronte a una vasta gamma di possibilità , metodologie e strumenti, che sono stati sperimentati e affinati nel corso degli ultimi 10-20 anni in diverse parti del mondo.

> Ecco alcune nostre proposte o inizative di ordine generale che noi sosteniamo dovunque sia possibile:
> Scegliere i tuoi candidati con primarie vere
> Proporre nuove leggi o modificarne di esistenti con referendum propositivi e abrogativi
> Decidere come destinare le proprie tasse tramite il Bilancio Partecipativo
> Controllare l’operato del tuo delegato e revocargli il mandato se non idoneo
> Partecipare di più anche attraverso nuovi strumenti di e-democracy (sms, internet)
> Programmare il proprio futuro in modo sostenibile tramite pratiche partecipative

>Possiamo praticare la democrazia diretta da subito solo che lo vogliamo!

Ecco un modo pratico, specifico e concreto di praticare da subito quanto sopra, senza dover aspettare che le istituzioni diventino democratiche dirette. Dipende solo dalla volontà dei cittadini usare il proprio potere di voto per sostenere e far vincere i candidati Democratici Diretti in qualunque coalizione essi siano candidati.

Storie già viste…

Nota Facebook di Giovanni Sandi 19 maggio 2009 alle ore 20:37

Torino ha visto anche ieri violenti scontri di piazza tra forze dell’ordine e manifestanti contro il cosiddetto G8 dell’Università, che vedeva in assise i rettori delle università europee.
Alla manifestazione, organizzata da l’ONDA, hanno aderito non solo studenti ma gruppi della sinistra autonoma provenienti un po’ da tutta Italia e certo molti di loro erano giunti nel capoluogo piemontese già preparati allo scontro fisico e per questo fortemente cercato.
La riunione dei rettori è stato poi solo un pretesto, perché presto i manifestanti hanno indirizzato la protesta anche contro le banche e quindi contro un sistema economico principale responsabile della crisi economica internazionale e della diffusa povertà nel mondo.
I borghesi e i benpensanti, ugualmente ripartiti nei due Pd (con e senza L) e dintorni, hanno subito gridato allo scandalo, vagheggiando chissà quali scenari sovversivi già pronti per essere attuati.
Noi, pur rifiutando qualsiasi forma di violenza inutile, cerchiamo di guardare oltre e così facendo scopriamo un profondo disagio tra chi, soprattutto se giovane, non può che guardare con pessimismo al futuro. Scuole ed università trasformate in diplomifici e laureifici rilasciano titoli di studio ormai incapaci di garantire un lavoro ed il precariato e la sottoccupazione diventano il futuro più probabile per le nuove generazioni. Se a questo aggiungiamo il disfacimento dello stato sociale e la distruzione dei valori morali di riferimento non possiamo che trovare una gioventù confusa e senza certezze, sballottata tra un modello fornito dai media fatto di consumi ed una realtà fatta di privazioni.
Ribellarsi è giusto, come è giusto cercare di riappropriarsi del proprio futuro. Questa spontanea voglia di ribellione giovanile spaventa però i manovratori del sistema che certo stanno già cercando, attraverso infiltrazioni e deviazioni, di utilizzare tutto ciò per i loro fini, magari sfruttando anche coloro che desiderano mettere il proprio cappello sulla protesta nel tentativo di recuperare una credibilità politica persa da tempo con le loro partecipazioni ripetute in governi liberisti e capitalisti.
Attenzione quindi a non mettere paletti sbagliati: già una volta, quaranta anni fa, divisero la gioventù ribelle e la fecero ammazzare in una guerra assurda inventando gli opposti estremismi. Non bisogna cadere nel tranello.
Il nemico è uno, uno solo (con i suoi collaborazionisti) e si chiama sistema liberalcapitalista.
Chi lo combatte sta da una parte, chi lo difende, in ogni modo, sta dalla parte opposta.
E questo a prescindere dal colore delle bandiere, da radici ideologiche che possono anche essere differenti, da antiche rivalità che devono essere assolutamente superate. Una grande onda ribelle può essere rivoluzionaria, ma la sua risacca già una volta ha prodotto una sinistra al caviale stolta e bugiarda.

PIL = INCALCOLABILE IDIOZIA

Tratto da un articolo di Nereo Villa 9 maggio 2009 alle ore 22:25

La notizia della crescita del Pil (il cosiddetto prodotto interno lordo del cui calcolo nessuno sa niente) paventata da una parte politica, potrebbe benissimo essere smentita dalla parte politica avversa come occultismo di Stato. Ma se l’occulto divenisse palese, il giochetto sarebbe scoperto. Penso al Cicap, comitato per lo smascheramento del paranormale fasullo. A chi è in grado di dimostrare la “scientificità” del calcolo del Pil, il Cicap non dovrebbe forse offrire gli stessi soldi che promette a chi riesce a dimostrare scientificamente un fatto paranormale?

Il calcolo del Pil è infatti una bufala alla Vanna Marchi. Si fa “ad occhio”, in quanto è un’impresa impossibile. Dal 1971 gli economisti si sono infatti “convertiti” al Pil, ma prima di quella data, sapevano ed affermavano in coro che tale calcolo era una vera e propria assurdità scientifica. Cos’è successo dunque nel 1971? È successo che il “pagabile a vista al portatore”, che era scritto sulle nostre vecchie lire, è stato derealizzato, in quanto furono abolite la convertibilità e le riserve auree. E sostituendole col Pil, a mo’ di “garanzia” per la “serietà” delle emissioni di cartamoneta, si continuò (e si continua) ad emettere denaro, come se tale fatto notorio non fosse noto.

Oggi il Pil è di fatto il “pil-astro” che sorregge la pretesa dei signori tipografi (così si dovrebbero chiamare gli attuali banchieri delle “Banche Bassotti” emittenti) di emettere debito anziché credito, i quali pretendono non solo “prestare” banconote – indebitando così gli Stati del valore nominale di esse anziché di quello meramente tipografico – ma perfino gli interessi! Così avviene che sul pilastro di questa frode (legalizzata, in quanto la “banca d’Italia” – in realtà “banda d’Italia” S.p.A. con scopo di lucro – si è da decenni autonominata Istituto di Diritto), i cittadini sono tenuti all’oscuro, mentre i politicanti di destra, di sinistra e di centro, fanno mostra di credere al Pil, come se il calcolarlo fosse davvero possibile. Hanno interesse a far credere alla serietà di quel pilastro, perché, in base ad esso, possono percepire stipendi dieci volte superiori a quelli del popolo, sempre più ignaro, e sempre più muto seguace di correnti politiche apparentemente litiganti ma in realtà tutte d’accordo nel fregare il cittadino.

Ecco perché se un’eminenza grigia, creatrice di moneta dal nulla (o se chi per essa) dice che il Pil è aumentato dello 0,7, il governo in carica gongola, mentre l’opposizione si rode. Questo è vero. Ma si rode solo perché il messaggio dell’eminenza grigia è il seguente: “Non vincerete alle prossime elezioni, in quanto chi governa ora, rientra nei nostri piani di “ordine mondiale”, e non vogliamo opposizioni ad esso!” Ora infatti, dopo l’Iraq, è la volta dell’Iran… Ed ecco perché Ezra Pound affermava che i politici tutti “sono i camerieri dei banchieri”. Bisognerebbe chiedersi chi è che ha dato per primo la notizia di quello 0,7, e individuandolo, si potrebbe star certi di trovarsi di fronte ad uno 007 con licenza di uccidere. Questo è il mio parere, che ovviamente non cambierebbe se in luogo dello 0,7 si fosse parlato di uno 0,7 con segno negativo.

Credo che se un solo studioso del calcolo del Pil fosse in grado di dimostrarne la scientificità, tale calcolo sarebbe utile, così come è utile il teorema di Pitagora, e l’economia mondiale non sarebbe in crisi com’è. In altre parole, se la fede del politico nel Pil fosse in buona fede, diventerebbe operante, in quanto l’autorità politica sarebbe autrice (da auctor) di qualcosa di valido, vale a dire di opere di giustizia, e la sua parola diverrebbe credibile. Ma poiché il calcolo del Pil è assolutamente ascientifico, nessun politico ha in realtà voglia di impegnarsi, e dunque ci si ostina solo a creare norme economiche, perdendo così il senso della giustizia, che è norma di luce. Pertanto, lo Stato di diritto si muta in diritto di Stato, che distrugge gli agrumi per farne aumentare il prezzo, distruggendo l’economia, e generando, in quanto terrorismo di Stato, risposte terroristiche.

tratto da uno scritto di Nereo Villa