ALLARME PASTASCIUTTA – GranoSalus: i risultati delle analisi sulla pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia

Sono arrivate e sono state pubblicate sul sito di GranoSalus i risultati delle analisi sulle otto marche di pasta più note del nostro Paese. In tutt’e otto sono presenti il glifosato e le micotossine DON entro i limiti di legge. In due marche superati i limiti previsti per la tutela della salute dei bambini. Il ‘caso’ della pasta Granoro 100% Puglia.

Da qui una domanda: perché dobbiamo mangiare pasta che contiene queste sostanze dannose per la salute umana? CONTINUA A LEGGERE


Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280

LA GLOBALIZZAZIONE

Ogni giorno che passa ho sempre più evidente la certezza che la globalizzazione viene indirizzata e interpretata nel senso della realizzazione dell’ampliamento della porzione di ricchezze e potere politico di cui pochi si appropriano. (mafie)

Significa che ci sono due processi, il primo nascosto dal secondo:

1) Il processo di accumulazione e concentrazione delle risorse. (sotto il controllo di pochi individui – secondo un modello piramidale politico mafioso, non importa quale che sia l’ideologia che lo ammanta)

2) Con “globalizzazione” si dovrebbe intendere: il processo di ampliamento dell’area di scambio e della quantità di informazioni e risorse. Questo processo è stimolato dalla crescente velocizzazione degli spostamenti, e dalla riduzione dei loro costi, l’umanità è globalizzata da patti naturali, che nessuno prevalga sui territori altrui e rimanga nel suo e sviluppi l’economia di scambio con le proprie risorse.

La globalizzazione è il target del NWO (Nuovo Ordine Mondiale).

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280

VIDEO – Confessioni di un prete pericoloso

!! SCONVOLGENTE !!

Confessioni di un prete pericoloso

LE TRE ARISTOCRAZIE

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280

Sergiuzzo Tirapasta – DISCORSO DI CAPODANNO

DISCORSO DI CAPODANNO 2017

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280

BALASSO 2017

2017

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280

ROMANZO QUIRINALE – TERZO ATTO

ROMANZO QUIRINALE – TERZO ATTO

1930- terremoto del Volture – il terremoto di cui non si deve parlare

Nessun giornalista vi ricorderà questo terremoto.

1930

Riporto quanto mi accadde alcuni anni fa, nel 1980, proprio nell’anno del terremoto che devastò l’Irpinia. Nelle ore immediatamente successive al tragico evento, ascoltavo mentre guidavo le ultime notizie alla radio e fui colpito da una stranezza: un contadino del luogo che stava rispondendo alle domande di un intervistatore Rai, raccontava di aver avuto la casa completamente distrutta e, cosa ancor più grave, di aver perso i famigliari. Alle insistenti domande del giornalista, il pover’uomo rispondeva che tutto il paese era stato raso al suolo, ma le uniche case che avevano resistito al sisma erano quelle costruite a seguito del terremoto del 1930. A questo punto il contatto si interruppe, ma in modo così maldestro da convincermi che era cosa voluta.

Un terremoto nel 1930? Non ne sapevo niente.

I fatti: ricordando che stiamo trattando di un avvenimento accaduto ottantasei anni fa, quando le attrezzature tecniche non erano così sofisticate come quelle di oggi.

La notte del 23 luglio 1930 uno dei terremoti più devastanti, 6,5° Scala Richter, che la nostra storia ricordi, circa 2.000 morti, colpì vaste aree della Campania, della Lucania e del Subappennino pugliese: all’incirca, cioè, quelle stesse regioni colpite dal sisma del novembre 1980, 6,5° Scala Richter.

Die furchtbare Erdbeben-Katastrophe in Italien! Aufnahmen unseres nach Italien entsandten Sonder-Bildberichterstatters! Auf der Suche nach Toten unter den Tr¸mmern eines vollst‰ndig zerstˆrten Hauses.
Terremoto del Volture 1930

Benito Mussolini, appena conosciuta la notizia, convocò il Ministro dei Lavori Pubblici Araldo Di Crollalanza, certamente uno dei più prestigiosi componenti del Governo di allora e gli affidò l’opera di intervento.

Araldo Di Crollalanza, in base alle disposizioni ricevute e giovandosi del RDL del 9 dicembre 1926 e alle successive norme tecniche del 13 marzo 1927 (ecco come è nata la Protezione Civile), norme che prevedevano la concentrazione di tutte le competenze operative, nei casi di catastrofe, nel Ministero dei Lavori Pubblici, il Ministro fece effettuare, nel giro di pochissime ore, il trasferimento di tutti gli uffici del Genio Civile, del personale tecnico, nella zona sinistrata, così come era previsto dal piano di intervento e dalle tabelle di mobilitazione che venivano periodicamente aggiornate.

Secondo le disposizioni di legge, sopra ricordate, nella stazione di Roma, su un binario morto, era sempre in sosta un treno speciale, completo di materiale di pronto intervento, munito di apparecchiature per demolizioni e quant’altro necessario per provvedere alle prime esigenze di soccorso e di assistenza alle popolazioni sinistrate. Sul treno presero posto il Ministro, i tecnici e tutto il personale necessario. Destinazione: l’epicentro della catastrofe.

Naturalmente, come era uso in quei tempi, per tutto il periodo della ricostruzione, Araldo Di Crollalanza non si allontanò mai dalla zona sinistrata, adattandosi a dormire in una vettura del treno speciale che si spostava, con il relativo ufficio tecnico da una stazione all’altra per seguire direttamente le opere di ricostruzione.

C’è la testimonianza di un giovane di allora, il signor Liberato Iannantuoni di Meda (Mi) che ricorda: “Nella notte del 23 luglio 1930, il terremoto distrusse alcuni centri della zona ai limiti della Puglia con la Lucania e l’avellinese, in particolare Melfi, Anzano di Puglia, Macedonia. Proprio tra le macerie di questo borgo, all’indomani del terribile sisma, molte personalità del tempo accorsero turbate da tanta straziante rovina, fra le quali il Ministro dei Lavori Pubblici Araldo Di Crollalanza.

Avevo allora 22 anni, unitamente ad altri giovani fummo comandati allo sgombero delle macerie. Ecco perché conobbi da vicino Crollalanza; si trattenne un po’ con noi con la serena e ferma parola di incitamento al dovere; restò per me l’uomo indimenticabile per i fatti che seguirono. Tutto quello che il sisma distrusse nell’estate 1930, l’anno nuovo vide non più macerie, ma ridenti case coloniche ed altre magnifiche costruzioni con servizi adeguati alle esigenze della gente del luogo. Moderne strade fiancheggiate da filari di piante ornamentali; si seppe anche che costi occorrenti furono decisamente inferiori al previsto…”.

Ecco, cari Amici, perché quel terremoto oggi non è politicamente corretto. Ma oltre a quello cui ho appena accennato: c’è ben altro.

I lavori iniziarono immediatamente. Dopo aver assicurato gli attendamenti e la prima opera di assistenza, si provvide al tempestivo arrivo sul posto, con treni che avevano la precedenza assoluta di laterizi e di quant’altro necessario per la ricostruzioni. Furono incaricate numerose imprese edili che prontamente conversero sul posto, con tutta l’attrezzatura. Lavorando su schemi di progetti standard si poté dare inizio alla costruzione di casette a pian terreno di due o tre stanze (1) anti-sismiche, particolarmente idonee al rischio. Contemporaneamente fu disposta anche la riparazione di migliaia di abitazioni ristrutturabili, in modo da riconsegnarle ai sinistrati prima dell’arrivo dell’inverno. Si evitava in questo modo che si verificasse quanto accaduto nel periodo pre-fascista e quanto accadrà, scandalosamente, nell’Italia post-fascista: la costruzione di baracche, così dette provvisorie, ma che sono, invece,di una provvisorietà illimitata, vedi, appunto, il sisma de L’Aquila.

Sembra impossibile (data l’Italia di oggi): a soli tre mesi dal catastrofico sisma, e precisamente il 28 ottobre 1930 – come a simboleggiare che con determinati uomini i miracoli sono possibili – le prime case vennero consegnate alle popolazioni della Campania, della Lucania e delle Puglie. Furono costruite 3.746 case e riparate 5.190 abitazioni.

Ma, amici, che vivete in questa Italia di piena libertà, ascoltate come Mussolini salutò il suo Ministro dei Lavori Pubblici al termine della sua opera: “Eccellenza Di Crollalanza, lo Stato italiano La ringrazia non per aver ricostruito in pochi mesi perché era Suo preciso dovere, ma la ringrazia per aver fatto risparmiare all’erario 500 mila lire”.

Sì, avete capito bene: fate un raffronto con quanto accadde a seguito del terremoto del 1980.

Ricordo che nel corso di una trasmissione televisiva, ad un certo momento un pover’uomo telefonò alla RAI e disse che dal 1980 viveva in Irpinia dentro un container e ancora aspettava la casetta.

Avete ora capito perché i quaquaraqua considerano il terremoto del 1930 politicamente non corretto?

Dato l’interesse dell’argomento e per rinnovare la memoria di quel che fu, riporto quanto il signor Adolfo Saccà di Roma scrisse al direttore de “Il Giornale d’Italia” il 28 novembre 1988: “Il terremoto del 1908 ridusse in fumanti macerie Reggio Calabria, Messina e le cittadine di quelle due province. Con l’aiuto di mezzo mondo ben presto furono costruiti interi baraccamenti per il ricovero dei superstiti. Ed in quelle baracche vivemmo per ben venti lunghissimi anni! Dal 1908 al 1928. Finché nel 1928 Mussolini lasciò la capitale per recarsi in Sicilia. Il Capo del Governo poté vedere dai finestrini della sua carrozza, riportandone vivissima impressione, il succedersi ininterrotto di baracche già vecchie e stravecchie. L’anno dopo al loro posto c’erano già in tutti i paesi terremotati altrettante belle, decorose palazzine che ancora oggi testimoniano il sollecito, deciso intervento di Mussolini che ci tolse, finalmente! Dalla miserrima condizione di baraccati”.

Non so se per questa lettera il signor Saccà sia incorso nelle sanzioni previste dalle leggi Scelba, Reale o Mancino.

A questo punto, e in fase di chiusura, desidero ricordare che si propose, tempo fa, di intitolare la piscina comunale (uno degli edifici edificati negli anni Trenta, quindi rimasto pressoché intatto) ad Adelchi Serena (1895-1970), ex podestà de L’Aquila dal 1926 al 1934. Ma Adelchi Serena aveva un marchio incancellabile, per i quaquaraqua di oggi: era stato vicesegretario del Pnf e Ministro dei Lavori Pubblici di Mussolini. Quindi, di fronte a queste infamie intervenne l’allora diessino Fabio Mussi, il quale si rivolse persino a Silvio Berlusconi affinché si adoperasse in modo che quella piscina non venisse titolata a siffatta persona.

Povera gente, che pochezza…!

Nella situazione dell’attuale cataclisma abruzzese, sapete amici cosa mi preoccupa di più? Quel che ha detto Berlusconi: egli avrebbe giurato sulle bare delle povere vittime che tutto sarebbe stato ricostruito bene e subito, cioè, checché possa dire il Papi nazionale: in tempi e modi fascisti. Questo giuramento mi ricorda quello pronunciato dal suo lacché Gianfranco Fini che giurò sulle bare di Romualdi e di Almirante che sarebbe stato “l’artefice del Fascismo del XXI Secolo”.

Se tanto mi dà tanto…

1) Qualcuno sostiene che le prime strutture anti-sismiche furono messe in opera negli anni ’60. Menzogna. Le casette anti-sismiche costruite nel 1930 furono progettate ingabbiandole in strutture portanti in cemento armato e furono quelle che resistettero al sisma del novembre 1980.

Ma non c’è fine al peggio l’idolo politico dei grillioti era a bordo del Britannia il 2 giugno 1992, a vendersi come una puttana ai poteri che vogliono la distruzione economica e fisica dell’Italia e il sostituzionismo dei cittadini.

Giornalisti italiani, mestatori, andate a cagare!

Giovanni Sandi – g.sandi@tiscali.it – 338 8158280